Verdini attacca e rompe

Vincenzo Mulè
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INCHIESTE. Sfogo del coordinatore del Pdl: «Mai stato in una rete segreta e mai toccato un soldo. Dell’Utri amico fraterno, mai scaricato». A Fini: «Sgarbato, non mi ha tutelato». Su Caldoro: «Sostenuto lealmente».

Avrebbe voluto prendere di petto uno per uno tutti i giornalisti che aveva di fronte. Pilotarne le domande. Urlare loro la sua «verità. Sola la mia è la verità». Avrebbe voluto andarci giù pesante con tutti, perchè quello che «mi ha investito non è robetta, siamo sul penale». E, invece no. Alla fine, Denis Verdini è uscito bene dalla conferenza stampa indetta ieri nella sede del partito di cui è, e continuerà a essere, coordinatore. Molto più di alcuni personaggi del suo staff. E di alcuni giornalisti. Che hanno usato l’appuntamento per ricordare ai colleghi che esistono ancora. Detto questo, però, va anche aggiunto che  Verdini non ha convinto. Soprattutto quando afferma che «il partito degli onesti crollerebbe presto. Si può fare il partito degli uomini di buona volontà». Una dichiarazione che ricorda molto la chiamata di correo che Craxi fece in Parlamento ai tempi di tangentopoli. Non convince neppure quando afferma che è «inopportuno il casino nel quale mi trovo, non il fatto che abbia messo in contatto Carboni e Castellacci»
 
Lascia a desiderare quando commenta che il commissariamento del Credito Cooperativo Fiorentino «è un atto dovuto. È un fatto ordinario e rientra tra le facoltà del ministro Tremonti». Soprattutto non convince, anzi spiazza, quando nel tentativo di persuadere che quello sulla P3 è un caso fondato sul nulla, decreta «che farà solo danni. Come tutta la panna montata della P2». Scoraggia, infine, quando spiega perché si è dimesso da presidente del Credito Cooperativo Toscano e non da coordinatore del Pdl: «Chi mai darebbe i suoi soldi ad una banca perennemente nell’occhio del ciclone? Gli elettori, invece, sanno che la vera P3 è quella delle procure. E sono abituati ad un circuito mediatico giudiziario che fa paura». Come a dire che gli elettori del pdl sono più smaliziati di un correntista bancario. Chissà come potrà sentirsi il titolare di un conto nel Credito Cooperativo Toscano che alle urne vota pdl. Sulla P3, poi, l’atteggiamento è lo stesso tenuto lunedì di fronte ai magistrati: «Non ho mai saputo nè fatto parte di associazioni segrete. Non ne conosco nè finalità nè attività».
 
Quindi, non ne parla. Si affretta però a ricucire con Dell’Utri: «Non l’ho mai scaricato, è un mio amico fraterno» e a rompere definitivamente con Fini (che non nomina mai, ndr) e i suoi: «Mi dispiace che il presidente della Camera non mi abbia tutelato, è sgarbato che chieda le dimissioni di un suo rappresentante. Mi attacca nonostante l’abbia votato». Il coordinatore è critico anche nei confronti del vice presidente Mancino: «La fretta di riempire questo titolone P3 porta a fare atti che fanno solo danni alla democrazia. Mi sembra troppo che sia lui a spingere per le epurazioni degli stessi giudici che nomina». Su Caldoro, «non esiste alcun dossier, solo un foglietto che ho posto subito alla sua attenzione. Rivendico con orgoglio la liquidazione dei tentativi diffamatori a sua tutela».
 
Infine, sul Giornale di Toscana e sull’aumento di capitale sottoscritto con Carboni, Verdini spiega: «Io ho procurato soltanto una operazione che prevedeva un aumento di capitale (2,6 milioni di euro), di cui sono stati versati soltanto 800mila euro riconducibili a Flavio Carboni, con due assegni circolari e sulla base di un contratto. Succede per tutti i giorni, chiedo equità di giudizio». 
 
Detto questo, è stato fissato a venerdì pomeriggio l’interrogatorio del sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo, indagato per violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Il sottosegretario, che ha già annunciato che non si dimetterà dall’attuale incarico, è coinvolto in diversi degli episodi su cui indaga la Procura, dalla cena a casa di Verdini, per decidere come intervenire sul lodo Alfano, alla nomina di Alfonso Marra a presidente della Corte D’Appello di Milano, passando per il ricorso dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino in Cassazione contro il provvedimento di custodia cautelare emesso dai pm di Napoli, fino all’ispezione ministeriale, poi saltata, contro il collegio della Corte d’Appello di Milano che respinse il ricorso contro l’esclusione dalle regionali della lista «Per la Lombardia» di Roberto Formigoni.
 
Ieri, è stata depositata alla Camera e al Senato una proposta di legge per l’istituzione di una commissione d’inchiesta, sul modello della commissione Anselmi sulla P2, per «fare luce» sulle trame che emergono dall’inchiesta sulla cosiddetta P3. La commissione dovrebbe in un anno «accertare l’origine, la natura, l’organizzazione, la consistenza e le finalità» della P3. La proposta prevede per la bicamerale gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. E che non possa essere opposto il segreto di ufficio nè quello bancario per nessun atto.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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