Verdini si dimette. Ma resta

Vincenzo Mulè
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INCHIESTA. Il coordinatore del Pdl abbandona la sua banca. Sono però in molti, soprattutto tra i finiani, a chiedere lo stesso provvedimento anche per la politica. Bocchino: «Davanti ai probiviri lui, non Granata».

«In questi mesi si è abbattuta sulla mia persona e, indirettamente, sul Credito cooperativo fiorentino, una tempesta mediatica e giudiziaria di ampie proporzioni rese certamente più eclatanti dal ruolo politico che rivesto. Sono assolutamente certo di poter dimostrare, e lo farò nelle sedi opportune, la mia estraneità da ogni illecito che mi viene in questa fase addebitato. Tuttavia devo prendere atto che la rilevanza assunta dai fatti che mi vengono imputati - rilevanza che va bene al di là del merito stesso dei problemi - rischia di gettare un ombra sulla banca». 
 
Ha scelto una lettera, l’onorevole Denis Verdini per comunicare le sue dimissioni irrevocabili da presidente del Credito Cooperativo Fiorentino e da componente del Cda. Il coordinatore del Pdl, già inquisito per corruzione nel filone d’inchiesta sugli appalti per gli impianti eolici in Sardegna, è indagato anche per il reato di «associazione segreta» nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P3. 
 
La decisione di lasciare la presidenza del Credito Cooperativo non ha comunque placato le polemiche sul coordinatore del Pdl. Ai berlusconiani che chiedevano la testa di Granata, i finiani rispondono con analoga richiesta proprio nei confronti di Verdini. «Prima di Fabio Granata, davanti ai probiviri del Pdl dovrebbero andare Denis Verdini, Nicola Cosentino e Marcello Dell’Ultri». Parlando con i cronisti a Montecitorio, il coordinatore nazionale di “Generazione Italia” esclude «che ci possa essere una decisione di inviare il caso Granata dinanzi ai probiviri. Anzitutto -spiega- è un po’ complicato farlo in un partito dove non ci sono sostanzialmente iscritti. Allo stesso modo, a giudizio di Bocchino, «non c’è alcuna ragione per cui Granata non debba restare all’interno del Pdl. Ci sono molte ragioni, invece, perchè si calmino le acque, si abbassino i toni, si eviti uno scontro duro che -conclude- rischia di danneggiare governo e maggioranza». Su Verdini, inoltre, Bocchino sottolinea l’opportunità di un passo indietro anche dal ruolo all’interno del partito: «La decisione di Verdini è del tutto personale e non ci riguarda - ha detto Bocchino - Sarebbe opportuno un passo indietro perché il Pdl trarrebbe vantaggio se il coordinatore fosse un soggetto non in una situazione complessa». 
 
Il coordinatore del Pdl ieri pomeriggio è arrivato in Procura a Roma accompagnato dai suoi avvocati Franco Coppi e Marco Rocchi per essere ascoltato dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo. A chi gli chiedeva cosa avesse intenzione di dire Verdini ha risposto: “Voglio usare bene la mia voce”. 
 
Sempre nell’ambito della vicenda P3 si è chiusa ieri l’istruttoria della Prima Commissione del Csm sul presidente della Corte d’Appello di Milano Alfonso Marra. La Commissione ha disposto il deposito degli atti dopo che il magistrato, come aveva fatto sapere nei giorni scorsi, non si è presentato davanti al Csm. Un atto che sembra preludere al trasferimento del presidente della Corte d’Appello milanese.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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