Vivo, vegeto e fotografato. Bentornato, lori gracile

Alessio Nannini
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ANIMALI Scoperto nella foresta dello Sri Lanka un esemplare del piccolo primate che si pensava estinto. Secondo una stima ne esisterebbero poche decine, minacciate da deforestazione e sciocche superstizioni

 
l biologo Craig Turner, della Zoological Society di Londra, a stento ha frenato l’euforia nel comunicare la scoperta del suo team di ricercatori. Il lori gracile (Loris tardigradus) è vivo: «Siamo entusiasti di aver catturato le prime fotografie e aver dimostrato l’esistenza dell’animale, specialmente dopo essere sparito per sessantacinque anni». Il piccolo mammifero era stato considerato estinto da molti anni, ma nei giorni scorsi, e dopo migliaia di notti di lavoro, ecco infine la fotografia che Tuner e gli altri studiosi aspettavano. Lo scatto è avvenuto nelle foreste dello Sri Lanka, il suo ambiente naturale, e ritrae un esemplare lungo poco meno di una ventina di centimetri, occhi luminosi, e una folta pelliccia di colore bruno rossastro. Nell’istantanea appare privo di coda. L’ultimo avvistamento della specie era datato 1937, ma allora non vi era stata la possibilità di fotografarlo. Poi più niente, anche in considerazione delle sue abitudini: la piccola creatura vive infatti in piccoli gruppi che trascorrono le ore diurne a riposare in rifugi sicuri, uscendo alla notte per nutrirsi di insetti e piccoli vertebrati.
 
Sebbene sia difficile incontrarlo, il lori gracile è ben conosciuto dalle popolazioni locali, che lo identificano con il nome in lingua tamil di thavangu, che vuol dire “smilzo”, ed è lo stesso termine che descrive una persona emaciata. La sua fama è dovuta anche al fatto che una sottospecie di colorazione più chiara possiede una macchia sulla fronte simile a un fiore di loto, simbolo degli adoratori della dea Vishnu, i quali a loro volta si tatuano la medesima figura sulla fronte. Ma la rinomanza del lori gracile va oltre le sue abitudini e il suo aspetto. Secondo la medicina indigena dello Sri Lanka, il suo uso è fortemente indicato per curare le malattie della vista. E inoltre era pratica diffusa la sua cattura per estrarre le lacrime o gli occhi per farne filtri d’amore. Un’usanza terribile, perché gli animali venivano arrostiti vivi fino a che gli occhi non bruciavano. Oggi la comunità scientifica si rallegra per il suo ritrovamento. Ma tra deforestazione e sciocche superstizioni, che si sia nascosto per sessant’anni è più che giustificato.

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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