«Danneggiato pure chi lavora sulle “adulte”»
GLI ESPERTI. Una decisione preoccupante. Così Elena Cattaneo commenta l’ingiunzione del giudice Lambert che negli Stati Uniti ha bloccato l’emissione di fondi federali ai progetti di studio in questo campo paventando la “discriminazione” di quelli che si concentrano sulle staminali adulte.
Una decisione preoccupante. Così la direttrice del Centro di ricerca sulle cellule staminali della Statale di Milano, Elena Cattaneo, commenta l’ingiunzione del giudice Lambert che negli Stati Uniti ha bloccato l’emissione di fondi federali ai progetti di studio in questo campo paventando la “discriminazione” di quelli che si concentrano sulle staminali adulte. «Non si può stabilire a priori qual è la ricerca buona e qual è quella cattiva - spiega Cattaneo -. È attraverso lo studio delle embrionali che si può trovare la chiave per progredire anche nel campo della ricerca sulle staminali adulte».
Il motivo è semplice: la scienza non lavora per compartimenti stagni. Non a caso la comunità scientifica internazionale è concorde nel considerare inscindibili i due filoni di ricerca (sulle adulte e sulle embrionali). Con rare eccezioni forse solo in Italia, dove il genetista Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, dichiara: «Da un punto di vista scientifico, credo sia strano continuare a insistere con la ricerca sulle cellule staminali embrionali, quando esiste una valida alternativa rappresentata dalle staminali adulte riprogrammate (pluripotenti indotte), che offrono le stesse funzionalità senza dover distruggere embrioni o crearne appositamente».
Eppure Dallapiccola certamente sa che persino Shynia Yamanaka, lo scienziato giapponese che nel 2007 riprogrammando le cellule adulte della pelle ha scoperto la possibilità di non “passare” per l’embrione, sostiene caldamente la necessità inderogabile di mettere a confronto le caratteristiche dei due tipi di cellule.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






