Amori mancati

Alessia Mazzenga
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TEMPI MODERNI. In sala "Le refuge" di Francois Ozon, uno dei registi simbolo della nuova generazione francese. Raffinato narratore dell’animo, il film però rimane in superficie e non emoziona.

Esce oggi nelle sale il film di François Ozon, Le refuge, a pochi giorni di distanza dall’apertura della Mostra del cinema di Venezia, dove il regista francese presenterà Potiche, la sua ultima pellicola in concorso, con Catherine Deneuve e Gérard Depardieu. 
 
François Ozon appartiene ai registi della nuova generazione francese, molto prolifico (a soli 43 anni è autore di almeno 12 lungometraggi) e apprezzato in patria, il cui stile elegante e cerebrale, tipicamente francese in alcuni casi riesce a scaldarsi o comunque a raggiungere una profondità dei rapporti umani più complessi, sopratutto uomo-donna, intelligente e sincera. Purtroppo però non è il caso de Le refuge.
 
Mousse (Isabelle Carré) e Louis (un bravissimo Melvil Poupaud) sono innamorati. Tossicodipendenti entrambi una sera vanno in overdose, il ragazzo muore mentre Mousse si scopre incinta di otto settimane. Invitata dai ricchi parenti di lui ad abortire per difendere il buon nome di famiglia, la giovane  donna, allontanata con freddezza, cercherà rifugio in una casa al mare dove da sola tenterà di elaborare il lutto, disintossicarsi e affrontare l’inaspettata gravidanza. 
 
Tante tematiche complicate necessitavano un approfondimento dei caratteri dei personaggi che in questo film sembra non interessare troppo Ozon, tutto preso dall’estetica dell’immagine a riprendere da vicino i volti e i corpi bellissimi dei protagonisti. Così l’occhio del regista rimane in superficie e non riesce a restituire il tormento di un amore perduto, la drammaticità della tossicodipendenza (a parte le prime intensissime sequenze che aprono il film ) e l’elaborazione di un’esistenza sbagliata.
 
Nonostante l’abilità di grande narratore di Ozon che a tratti ricorda il maestro Rohmer, a cui il regista fa l’occhiolino inserendo Marie Riviére, una delle attrici feticcio del grande autore, in uno dei dialoghi maggiormente rivelatori del film sul “mito” della maternità, la storia scorre via piacevolmente ma senza emozionare. Speriamo che la prossima pellicola del regista a Venezia sappia tornare a quell’eleganza di stile che in Sotto la sabbia seppe dipingere con acutezza e sensibilità la follia della mente  umana sconvolta dalla perdita.   

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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