Beat come Urlo
In sala Howl dei documentaristi premio Oscar Bob Epstein e Jeffrey Friedman. Opera originale che tenta di superare la monotonia dei codici del biopic classico.
La pellicola di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, da questo fine settimana in sala, dedicata al poeta statunitense Allen Ginsberg e al processo per oscenità subito nel 1957 dal suo editore Lawrence Ferlinghetti per la sua opera più conosciuta, Howl (Urlo), tra le più rappresentative del movimento artistico e letterario della beat generation, di cui Ginsberg fu uno degli autori di riferimento insieme a Jack Kerouac, William Burroughs, Neal Cassedy e lo stesso Ferlinghetti, è un’opera interessante che tenta di affrancarsi dalla forma piatta e didascalica del biopic classico e che se anche diventa didattica, lo è nel senso buono del termine, nel tentativo di rendere apparentemente “comprensibile” per tutti il processo creativo dell’opera artistica, seguendo le suggestioni dei versi di Ginsberg.
«Ho viste le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi nelle strade, all’alba in cerca di droga rabbiosa», questo l’inizio di Howl e i versi più conosciuti del poema di Ginsberg, rappresentativo della sua esperienza di vita e di una nuova generazione di giovani che si opponeva al conformismo imperante della loro epoca e che durante il film vengono declamati dall’attore James Franco nei panni del poeta e sviscerati, criticati e difesi durante le scene del processo.
Si disserta dell’opera artistica («a un autore si richiede verità» dirà uno degli intellettuali chiamati ad esprimere il proprio parere sull’opera di Ginsberg), del suo valore socialmente rilevante, della sua forma e della sua opportunità e questo permette di riflettere sulla parola democrazia e la sua conseguenza immediata e cioè la libertà di espressione, l’unica in grado di consentire l’accoglimento del nuovo in una società, rappresentato in un’opera artistica dal suo carattere “profetico”, che come spiega Ginsberg è la capacità di esprimere «qualcosa che si coglierà tra cento anni».
Infine, oltre a rendere attuali e fruibili tematiche così complesse, uno dei meriti maggiori dei due esperti documentaristi Epstein (due volte premio Oscar) e Friedman è quello di aver tentato, attraverso la suggestiva animazione dell’illustratore di Ginsberg, Eric Drooker , di tradurre il ritmo (jazz) e la carica trasgressiva e potentemente evocativa dei versi di Howl in immagini per avere capito, come si dice nel film, che «non si può spiegare la poesia con la prosa, altrimenti non è più poesia».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







