Chiedetelo alle tartarughe

Luca Bonaccorsi

GOLFO DEL MESSICO. L’America cerca un lieto fine all’incubo della marea nera, che aveva iniziato a scuotere le coscienze anche di quelli che di ambiente non si erano mai interessati.

La bocca di Macondo è finalmente chiusa. Il pozzo maledetto muore con l’operazione Static kill. La maxi valvola che dal 15 luglio bloccava il flusso di petrolio ha tenuto, ma doveva essere sostituita da una soluzione duratura. Attraverso di essa i tecnici della Bp hanno pompato fanghi di estrazione per spingere il petrolio nelle viscere della terra, oltre 5mila metri sotto la superficie. Al fango seguirà il cemento. La soluzione definitiva però verrà dal pozzo di “soccorso”. Quello che scende parallelo a Macondo e poi devia per intercettarlo e chiuderlo. Questione di giorni ormai. La Bp e la Casa Bianca hanno bisogno di poter annunciare la soluzione del disastro ambientale che ha danneggiato gravemente la prima, dal punto di vista economico, e la seconda dal punto di vista politico. 
 
Ora l’operazione mediatica volta a “cancellare” la gravità di ciò che è accaduto subirà una ulteriore accelerazione. L’obiettivo è noto: tornare alla normalità e rimuovere la moratoria sulle perforazioni nel Golfo. Poco importa se la “normalità” del Golfo del Messico è quella di un forsennato saccheggio delle risorse naturali. Poco importa se la costa che va da Galveston, Texas a Venice, Louisiana, sia stata trivellata ben 30 mila volte negli ultimi tre decenni. Poco importa se la più grande area di ipossia (mancanza di ossigeno) marina del mondo, grande come il mare da Genova a Roma, stia trasformando quel litorale in uno specchio d’acqua “vitale” come quella del bidet di casa. Big Oil spinge, l’economia reclama la sua dose quotidiana di droga nera. E gli affari sono affari.
 
La tv manda in onda da settimane la rassicurante immagine della valvola chiusa in fondo al mare blu, e quella dei signori in tuta bianca che tirano a lucido le spiagge. L’America cerca un lieto fine all’incubo della marea nera, che aveva iniziato a scuotere le coscienze anche di quelli che di ambiente non si erano mai interessati. Il miracolo però è quasi completo, il petrolio quasi svanito. 
 
La verità è che lo sporco è tutto sotto il tappeto. Milioni di litri di solventi hanno solo “affondato” la marea nera. Lo sanno bene quelli del programma di “ricollocamento” dei nidi di tartaruga. Le piccole tartarughe che nascono in questi giorni si tuffano in mare per andare a crescere sul fondo algoso. Dove muoiono per la nuova dieta al catrame. Ed è scattata la corsa contro il tempo per spostare le uova sulla costa atlantica della Florida. Un “dettaglio” che gli spot della Bp non faranno mai vedere. Troppo vero per essere trasmesso. 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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