Da Rebibbia alle aree archeologiche
LAVORO. Il primo esempio in Italia di reinserimento nella società di detenuti nato dalla collaborazione tra l’Amministrazione comunale e quella penitenziaria.
Il primo esempio in Italia di reinserimento nella società di detenuti nato dalla collaborazione tra l’Amministrazione comunale e quella penitenziaria. A presentarlo ieri mattina a Roma il sindaco, Gianni Alemanno, l’assessore capitolino alla cultura, Umberto Croppi, il soprintendente ai beni culturali del Comune, Umberto Broccoli, il presidente Ama, Daniele Clarke, il Capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, e il direttore di Rebibbia, Stefano Ricca. Saranno 5 i detenuti che, già formati, si occuperanno di ripulire alcune aree archeologiche della Capitale.
E già ieri mattina i detenuti-lavoratori erano al lavoro - e lo saranno fino al 31 dicembre per 7,50 euro netti all’ora, per 3 ore al giorno, per 5 giorni alla settimana per conto dell’Ama - al Foro di Cesare, Nerva, Augusto, Pace, Traiano e del Teatro di Marcello.
«La lotta al degrado è fondamentale - ha detto Alemanno - ed è bene che questo esempio venga dai detenuti ed arrivi ai cittadini». E come spiegato dall’assessore Croppi è stato proprio il sindaco Alemanno a volere e credere in questa iniziativa che per Ionta rappresenta la giusta modalità per il reinserimento dei detenuti. E se per Broccoli «è un punto di partenza» per uno dei detenuti impegnati nel progetto «è un lavoro che in un certo senso mi riscatta per gli errori che ho commesso quando ero minorenne e condizionabile. Mi fa sentire un po’ meglio, anche considerando la crisi economica e la difficoltà di trovare un lavoro in questo periodo».
«In molti vorrebbero uscire dal carcere - ha proseguito Ionta - per lavorare e acquisire una specializzazione utile per reinserirsi in società. L’amministrazione a questo è sensibile: un carcere più aperto è un carcere più sicuro, perchè chi lavora non delinque. I cinque detenuti sono stati selezionati perchè hanno dimostrato sensibilità al problema. Sono persone che hanno avuto un comportamento corretto in carcere e per questo sono state autorizzate a lavorare all’esterno dall’autorità giudiziaria».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






