Delitti di famiglia
TEMPI MODERNI. In sala da questo fine settimana l’opera seconda del regista romano Dodo Fiori. Film incentrato sull’aridità sentimentale di genitori colpevoli di non saper amare.
Come definire La strategia degli affetti, opera seconda del regista romano Dodo Fiori (produttore di Good Morning Aman, il film di Claudio Noce presentato l’anno scorso alla Mostra del cinema di Venezia) se non un altro progetto abortito del nostro “giovane” cinema? Almeno per quanto riguarda le pellicole a cui si concede l’onore di essere distribuite in sala. Matteo (David Nebbia) è figlio di quella ricca borghesia nostrana arrogante e disonesta che fa della prevaricazione e del disprezzo verso gli altri la propria naturale “strategia” comportamentale.
Senonché il ragazzo, grassoccio e impacciato, nonostante venga presentato dai genitori (interpretati da Marta Iacopini, fastidiosamente affettata e poco credibile e da un bravo Paolo Sassanelli) a parenti e amici, che invece lo deridono di nascosto, come un campione del rugby, non è proprio il gagliardo giovane che il “povero” padre vorrebbe accanto e a cui far ripetere le proprie eroiche gesta di cinico imprenditore senza scrupoli. Ma Matteo saprà “ricompensare” l’ambizioso padre nell’amaro finale che lo avvicinerà, come in un gioco di specchi, all’odiato genitore.
L’argomento, non proprio originale ma sempre interessante di mostrare la famiglia come microcosmo malato in cui a volte covano inespressi sentimenti di rabbia, frustrazione e di odio, necessita un coraggio nell’approfondimento delle dinamiche invisibili e profondissime tra genitori e figli (ce lo ha dimostrato il grande Ken Loach in Family Life) e una capacità di tradurre tutto questo in immagini che manca completamente nel film di Fiori.
Lo schematismo di fondo (i ricchi sono tutti cattivi e i poveri tutti buoni), la banalità dei dialoghi ma soprattutto la piattezza delle immagini che ancora una volta nel nostro cinema giovane ricordano quelle delle fiction televisive precludono al regista qualsiasi rappresentazione originale anche lì dove la capacità dell’interprete (il giovane Nebbia è bravo a non caricare mai il suo personaggio così da rendere sinistro una sorta d’imbambolamento espressivo del volto) forse poteva aiutare a delineare quell’atmosfera delittuosa, colpevole di un vuoto affettivo, che Fiori insegue per tutto il film.
Dispiace dover ripetere sempre le stesse cose ma speriamo che la prossima volta il nostro Ministero (il film vanta il contributo della Regione Lazio e la Direzione Generale per il Cinema) beneficerà qualche autore più trasgressivo perché più dotato.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.








Commenti
delitti di imbecilli trasgressivi
e magari saresti tu l' autore piu trasgressivo ??? ma come parli ?? forse sei trasgressivo perche' la notte ti fai un "giro" ??
so che il ministero ti sta cercando per finanziarti una limonata e un ciuccio.
saluti.
Dodo Fiori
Alt(r)i linguaggi
gentile regista,
questa è l'opinione di un critico, spero possa risponderle per punti difendendo la sua poetica, evitando il "fanculismo" che imperversa nella nostra italia, scegliendo un linguaggio che registi "maturi" non avrebbero mai usato, anche nelle risposte più dure e tirate contro la critica. Purtroppo se la recensione mi aveva incuriosito nei confronti del film, la sua risposta mi ha convinto a guardare altrove. E ricordo a lei (e a me) che il fanculismo oggi giorno è un conformismo bruttino e vile, specie nel mondo della cultura.
multiole identita' con il web
e certo. tu sei emanuele bompan come io sono il regista. ahahah!!!!