Gli Usa restano a Kabul. Trema il bilancio militare

Emanuele Bompan

AFGHANISTAN. Secondo i militari la nuova strategia per contrastare i ribelli talebani ha bisogno di maggior tempo per essere messa in atto. Intanto il ministero della Difesa annuncia tagli per 100 miliardi di dollari.

Che a Washington tirasse brutta aria tra casa Bianca e Pentagono sulla tempistica della exit strategy afgana era cosa nota. La conferma arriva ora dal New York Times, secondo il quale gli ufficiali militari stanno cercando di rallentare la tempistica per riportare le truppe a casa. Secondo i militari la nuova strategia per contrastare i ribelli talebani iniziata nel 2009, ha bisogno di maggior tempo per essere messa in atto. Un duro colpo per Obama e l’ala sinistra dei democratici che speravano di vedere alcune unità dell’esercito fare ritorno già a luglio 2011, dopo che si era esposto politicamente lo scorso dicembre inviando 30mila soldati addizionali in Afghanistan per cercare di chiudere la partita il prima possibile.
 
Robert Gates si è prodigato negli ultimi mesi a celebrare l’efficacia del nuovo piano Isaf, dopo 8 anni di stallo, ma aveva già annunciato che il ritorno delle truppe il prossimo anno avrebbe interessato «un numero limitato di uomini». Al momento sono dislocati 100mila soldati Usa. Di fatto la situazione è peggiorata, il governo Karzai è sempre più inaffidabile e corrotto, le forse di sicurezza afgane insufficienti. Luglio è stato il mese più sanguinoso per le truppe americane di tutti i nove lunghi anni della guerra afgana. Sessanta soldati sono tornati in patria in una bara.
 
La rinnovata violenza ha spinto il neo incaricato generale D.H Petraeus, ideatore della strategia della Surge in Iraq, a modificare le regole d’ingaggio in battaglia, che il predecessore S.A. McChrystal, cacciato per contrasti con la Casa Bianca, aveva ristretto per contenere i danni collaterali tra i civili. La decisione di McChrystal, osteggiata dalle organizzazioni umanitarie è ben vista dai reparti operativi in prima linea che potranno rispondere al fuoco nemico impiegando quella che in gergo è definita forza letale.
 
Sebbene a Washington in molti avrebbero preferito vedere la nuova strategia funzionare entro luglio 2011, data scelta inizialmente per iniziare il ritiro dall’Afghanistan, la statura del generale derivata dai sui successi in Iraq, convincerà molti al congresso a rimanere ancora a lungo in Afghanistan. La difesa al momento non ha rilasciato commenti sulle rivelazioni del New York Times. Se si allungano i tempi, si accorcia però la disponibilità economica. 
 
Il segretario alla difesa Robert Gates ha annunciato mercoledì una serie di tagli nel budget militare. Oltre 100 miliardi di dollari di spese “supplementari” verranno decurtate. Per far quadrare i conti verrà chiuso il U.S. Joint Forces Command in Norfolk, Virginia, si taglierà del 10% i fondi ai contractors, diminuirà il numero di generali, ammiragli e impiegati alla difesa. Inoltre numerosi tagli verranno effettuati nei prossimi anni all’interno dell’intelligence, specie dopo che la serie di articoli del Washington Post “Top Secret America” ha rivelato il fiorire di sottoagenzie, spesso superflue, nel mondo oscuro dei servizi americani.                             

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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