I bilanci certificano la crisi
INDAGINE. L’Osservatorio sui bilanci 2009 dell’Istituto Cerved Group ha preso visione della situazione di circa 70.000 aziende italiane: il segno rosso ricorre in tutti i settori e il Nord appare come l’area più colpita.
La più grave crisi che ha colpito l’economia mondiale ha lasciato ferite profonde sui bilanci appena chiusi dalle imprese italiane. A lanciare l’allarme è stata la Banca d’Italia, prendendo a parametro il boom di richieste avanzate dalle imprese al Fondo di garanzia istituito proprio presso Palazzo Kock a sostegno di quegli imprenditori in difficoltà che non riescono ad ottenere un prestito dalle banche o ad onorare un prestito. Un preoccupazione confermata, però, anche dai numeri offerti dai bilanci in rosso della aziende italiane analizzati dall’Osservatorio sui Bilanci 2009, dell’ Istituto Cerved Group che ha preso visione della situazione di circa 70.000 aziende italiane (che rappresentano il 18% del Pil a livello nazionale). La brusca caduta della domanda, dovuta in gran parte alla perdita di lavoro, si è tradotta in un crollo dei fatturati, che si sono ridotti dell’8% rispetto al 2008.
Dopo un anno in cui le vendite avevano tenuto (+1,8% del 2008 sul 2007), nel 2009 la continua contrazione dei ricavi ha fatto breccia tra i conti sia nelle piccole imprese, che in quelle medio grandi e in tutti i settori di attività, anche se con diversa intensità (nell’industria, il comparto più colpito, i fatturati sono caduti del 17%). I ricavi si sono ridotti del 5% tra le microimprese (giro d’affari inferiore a 2 milioni di euro), del 13% per quelle tra 2 e 50 milioni e del 12% per le imprese di maggiori dimensioni (oltre 50 milioni di euro).
Le conseguenze più pesanti si sono avute nel Nord (-8,6% per le aziende del Nord ovest e -8% per quelle del Nord est), rispetto a quelle del Centro (-5,1%) e del Mezzogiorno e delle isole (-4%). A sperimentare un crollo delle vendite a due cifre è quasi la metà delle aziende settentrionali (in quota simile tra Nord Est e Nord Ovest), contro una fetta del 41% nel Centro e del 40% nel Sud e nelle isole. Percentuali ampiamente superiori a quelle registrate l’anno precedente, intorno al 25%. La crisi è stata più intensa e diffusa soprattutto nelle regioni a maggiore specializzazione manifatturiera come la Lombardia, il Piemonte, il Veneto, il Friuli, l’Emilia Romagna, le Marche e la Toscana.
Anche sul fronte della redditività (il guadagno percepita dai soci delle società) le conseguenze sono state pesanti. I dati dell’Osservatorio mostrano come gli indici delle società analizzate si siano ridotti in tutti i settori e per tutte le fasce dimensionali, pur rimanendo positivi. Nel 2009, circa il 63% delle aziende analizzate ha chiuso l’esercizio in utile con una riduzione di oltre 6 punti rispetto al dato 2008. Il Roi (il ritorno economico degli investimenti effettuati dall’impresa) è caduto di un punto e mezzo: dal 5% del 2008 al 3,5% del 2009, mentre i risultati netti (il Roe, rapporto il cioè tra risultato d’esercizio e patrimonio netto investito nell’azienda) sono passati dal 5,6% del 2008 al 3,2% del 2009.
La riduzione del numero di imprese che hanno chiuso l’esercizio in utile e la caduta degli indici di redditività (misurano la capacità di un impresa di produrre reddito) ha coinvolto tutti i settori economici, anche se gli effetti sono stati più significativi nell’industria. La percentuale delle società che ha chiuso il bilancio in positivo si è ridotta di ben 12 punti nella manifattura, passando dal 72% del 2008 al 60% nel 2009. La percentuale è diminuita di 6 punti rispetto al 2008 nelle costruzioni (dal 74% al 68%), di 5 punti nel commercio (65% 2008 al 60% del 2009) e di 3 punti nelle attività immobiliari e nei servizi professionali (dal 68% al 65%).
A soffrire di più, la restrizione del credito a breve e le difficoltà a ottenere i pagamenti dai clienti e dai committenti con conseguenti problemi di liquidità, sono state soprattutto le imprese di minore dimensione. La percentuale di società per cui l’attivo corrente copre meno del 50% del passivo corrente ( con imprese quindi in difficoltà a coprire le spese di esercizio) è passata dal 6,7% del 2008 al 7,1% del 2009.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






