Il candore di Bruno S.

Diego Carmignani
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OVERLOOKHOTEL. Scompare l’artista di strada berlinese portato sul set da Werner Herzog in "Stroszek" e "Kaspar Hauser". Incarnava il contrasto tra cultura e natura della nostra barbara società.

La breve storia enciclopedica della cultura pop è zeppa di episodi minori, ma capaci di lasciare un segno profondo nell’immaginario collettivo. Ian Curtis, compianto leader della band inglese Joy Division, si impicca nel 1980, a ventiquattro anni. Prima dell’estremo gesto, si sofferma su due recenti pietre miliari: ascolta, cioè, l’album The idiot di Iggy Pop e si guarda un film, La ballata di Stroszek di Werner Herzog. Dopodiché usa la rastrelliera della sua cucina come forca.
 
Un abisso di disperazione, la pellicola in questione, che potrebbe essere stata la goccia che fece traboccare il vaso di tristezza del ragazzo, afflitto da problemi sentimentali, depressione e soprattutto crisi epilettiche. Comunque sia andata, la storia del signor Bruno Stroszek, schizzato artista di strada che fugge dalla sua decadente esistenza in Germania per migrare nell’orrendo Wisconsin, è un vertice di iper-realismo poche volte toccato dal cinema di era moderna. E sfociato, anche lì, in un suicidio frutto dell’impotenza umana.
 
La sceneggiatura, scritta da Herzog in tre giorni e mezzo, era cucita addosso a un personaggio più vero del vero, Bruno S. (al secolo Bruno Schleinstein), musicista autodidatta per le strade di Berlino, figlio minore di un’infanzia di maltrattamenti, orfanotrofi, carceri e istituti psichiatrici. Un’incarnazione autentica di crudeltà e poesia che il regista tedesco incrociò su un documentario a lui dedicato, Bruno der Schwarze, e immortalò tre anni prima di Stroszek in L’enigma di Kaspar Hauser, nel ruolo del famoso trovatello senza favella né dottrina, abbandonato in una piazza di Norimberga nel diciannovesimo secolo, e vittima sacrificale della “barbara civiltà” dei cittadini: come fenomeno da baraccone prima, e come cavia di professori, saggi e religiosi poi. In ogni caso, nessun risultato evolutivo osservabile.
 
Parabola simbolo della contraddittoria altalena tra cultura e natura, Kaspar Hauser rispecchia le epiche vicissitudini dell’atipico uomo di spettacolo Bruno S., spentosi nella sua città natia, Berlino, proprio la scorsa settimana, a quasi ottant’anni. Secondo solo a Klaus Kinski tra i “mostri” della cinematografia di Herzog (ma primo assoluto nella sua riflessione sull’atrocità della nostra epoca), Bruno S. ha trascorso gli ultimi trent’anni investendo nel suo enigmatico e imprendibile genio, dipingendo, suonando e collezionando polaroid.   

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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