Il governo snobba Bologna

Annalena Di Giovanni da Bologna
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ANNIVERSARI. Tanta gente in piazza nel 30esimo dell’attentato. Per la prima volta nessun ministro. Napolitano: «Indagare le complicità». L’associazione vittime: «Delusi dai politici. Vogliamo risposte».

«Che strano, anche quel giorno c’era un sole così» commenta Valeria coprendosi gli occhi mentre guarda il cielo, «un sole e un caldo, senz’afa, come oggi». 
 
Poi, tende il braccio verso l’orologio della Stazione di Bologna che, da quel due agosto, si è fermato alle 10 e 25: «E pensare che quel giorno avevo preso ferie dal lavoro. Altrimenti a quell’ora trent’anni fa sarei stata sul binario uno ad aspettare che passasse il mio treno per Porretta». Di scampati per caso all’inferno di quel giorno, ieri a Bologna ce n’erano davvero tanti, diventati genitori e nonni, invecchiati a forza di ricordare il 2 agosto e chiedere giustizia, affiancati dai gonfaloni dei Comuni e dalle nuove generazioni che ancora chiedono una verità storica per gli 85 passanti uccisi da quella valigia carica di tritolo che alle 10 e 25 del due agosto 1980, per motivi mai rivelati, devastò l’ingresso della Stazione. All’appuntamento ieri mancava un ospite, il più atteso, lo Stato.
 
«Ci fischiate e non veniamo», aveva avvertito il ministro La Russa a nome del Governo. E così, la piazza della Bologna che ricorda ancora, e che non ha mai avuto giustizia, ha ricevuto solo un messaggio d’affetto e solidarietà inviato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, l’unico alto scranno che si sia esposto in questo anniversario. Il boicottaggio delle autorità ha spezzato del tutto la difficile linea di confronto fra Governo e quella che ieri il sottosegretario del PdL Carlo Giovanardi ha definito «una piazza di odio».
 

«Non ci ha condotti qui l’odio, quanto un senso di dignità», ha ribattutto, dal palco di Bologna, Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione delle Vittime della Strage di Bologna. Ma, subito dopo aver denunciato tutti i tentativi di depistaggio della strage, Bolognesi ha dichiarato: «Dobbiamo constatare che il progetto politico della Loggia Massonica P2 è stato in gran parte attuato rendendo sempre più difficile la vita democratica del nostro Paese». 

Ed è stata la volta di ricordare nomi e cognomi. Una trama di false tracce e dossier fantasma che dai servizi segreti del Generale Musumeci alla massoneria di Licio Gelli passando per la Banda della Magliana, portano ai giri finanziari del tutto attuali, incluso quello di Flavio Carboni, «inquietante crocevia che di questi giri criminali è espressione».  
 
Quello stesso Carboni, un tempo faccendiere dello Ior, che dopo essere stato indagato per l’omicidio del Banchiere Roberto Calvi insieme all’esponente di mafia Pippo Calò, è tornato alla ribalta per il ruolo di mediatore nella presunta “Loggia P3”, la cui scoperta logora da settimane le alleanze del Governo Berlusconi. 
 
In questa longeva impalcatura di connivenze, gli unici incriminati come esecutori materiali per la Strage del 2 agosto 1980, Valerio “Giusva” Fioravanti, sua moglie Francesca Mambro, e l’allora diciassettenne Luigi Ciavardini, tutti membri dei Nuclei Armati Rivoluzionari, se la sono più o meno cavata: la Mambro e Fioravanti, da anni in circolazione a Roma durante il giorno e prossimi alla libertà definitiva (nel 2003), si sono dati all’attività politica. 
 
Ciavardini, recidivo, arrestato soltanto nel 2007 mentre eseguiva una rapina che gli sarebbe dovuta costare otto anni di reclusione, il carcere l’ha visto per qualche mese. 
 
Ma i mandanti, coloro che avevano pagato e armato gli attentatori del 2 agosto, sono tutt’ora protetti da un segreto di Stato che nessun governo ha ancora avuto il coraggio di sciogliere. Flavio Carboni, uomo buono per tutte le stagioni, che dopo essere stato indagato per l’omicidio del banchiere Roberto Calvi insieme all’esponente di mafia Pippo Calò, è recentemente tornato alla ribalta per il ruolo di mediatore non solo sugli appalti dell’eolico in Sardegna, ma anche per i suoi contatti con Dell’Utri e Caliendo. A dimostrazione che la connessione fra finanza, depistaggi e politica, la stessa che seppellì col segreto di Stato e con l’omertà il giro di mandanti materiali della bomba di quel 2 agosto, è ancora oggi in piedi e nel pieno delle attività. C’era lo stesso sole di trent’anni fa, ieri a Bologna. 
 
Lo stesso caldo sottile di quando l’autista della linea 37 caricava sul suo autubus i primi cadaveri estratti dalle macerie. 
 
Lo stesso agosto senza afa, gli stessi sospetti moltiplicati per trenta. 
 
E non una sola certezza in più di allora.  
 
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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