Il Pdl in trincea
POLEMICHE. Giorgio Napolitano: «Basta attaccare la seconda carica dello Stato». Cicchitto invoca la piazza. Angelo Bonelli, Verdi: «Centrodestra indecente».
«E' ora che cessi una campagna gravemente destabilizzante sul piano istituzionale qual è quella volta a delegittimare il presidente di un ramo del Parlamento e la stessa funzione essenziale che egli è chiamato ad assolvere per la continuità dell’attività legislativa». è questo uno dei passaggi politicamente più significativi dell’intervista rilasciata ieri dal capo dello Stato Giorgio Napolitano a l’Unità.
Il presidente allontana lo spauracchio delle elezioni anticipate, ma giudica «serio» il conflitto politico nella maggioranza. Mastica amaro il Pdl. Sandro Bondi, ministro dei Beni Culturali e coordinatore del partito, replica con una soffice stilettata: «Le uniche campagne di destabilizzazione che si conoscano da anni ormai hanno di mira il presidente del Consiglio ed il suo partito senza che nessuno mai lo abbia denunciato con la necessaria forza». Come a dire: Napolitano oggi difende Fini, ma ieri non l’ha fatto con Berlusconi.
Ma il fuoco di fila del Pdl, già dilaniato dalle polemiche con i fuoriusciti di Futuro e libertà e colpito a freddo dalle critiche della fondazione di Luca Cordero di Montezemolo, non finisce qui. Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato, dà un colpo al cerchio («è giusto il tono misurato usato dal presidente») ma specialmente uno alla botte, giudicando quella del Capo dello Stato «un’intervista rilasciata a un giornale di partito, noto per le sue campagne di odio contro Berlusconi che non corrispondono alle critiche di Napolitano alle campagne di delegittimazione delle istituzioni».
Finiani a parte («bene le parole di Napolitano, cessino gli attacchi al presidente della Camera», gongolano Italo Bocchino, Silvano Moffa e Pasquale Viespoli), il centrodestra sceglie dunque la via della critica politica al capo dello Stato, che si trasforma finanche in minacciosi appelli alla piazza: «Non sono per niente condivisibili le ipotesi di governi tecnici e di transizione», attacca Fabrizio Cicchitto, fumantino capogruppo Pdl alla Camera. «Si tratterebbe, infatti, di manovre di palazzo, volte ad evitare che si ascolti quello che pensano gli elettori. Qualora decollassero operazioni di questo tipo, sarebbe legittimo sviluppare le più incisive manifestazioni politiche, in Parlamento e nel Paese».
Attacchi «indecenti», replica a muso duro il leader dei Verdi Angelo Bonelli, che interpreta una rigorosa linea di difesa del capo dello Stato attuata dal centrosinistra, pur con sfumature diverse nell’Idv. «Mentre Napolitano si preoccupa del futuro dell’Italia», spiega Bonelli, «il Pdl ha deciso di giocare al tiro al bersaglio sulle istituzioni proprio mentre i cittadini devono fare i conti con una crisi economica, sociale, occupazionale e ambientale senza precedenti. Ormai l’Italia non ha più un governo che governa e quella che, ormai, si può definire una “ex maggioranza” pensa solo ai regolamenti di conti interni».
A spada tratta anche il segretario del Pd Pier Luigi Bersani: «Le parole del presidente Napolitano sono un richiamo forte e chiaro alla responsabilità politica e ai principi costituzionali. Finché Berlusconi non avrà fatto la Costituzione di Arcore, volente o nolente rispetterà quella su cui ha giurato. Sappia che le minacce esplicite o velate non impressionano nessuno».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






