Il potere è immobile

Vincenzo Mulè
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POLEMICHE. La vicenda dell’appartamento di Fini a Montecarlo è solo l’ultimo di una lunga serie di gialli legati alle proprietà immobiliari. Un filone inaugurato negli anni Settanta da Berlusconi con Arcore.

Hanno perso la testa. È stato questo il senso dei commenti degli esponenti del Pdl alla richiesta avanzata da Carmelo Briguglio, deputato del gruppo Futuro e Libertà e molto vicino a Gianfranco Fini, che chiedeva a Silvio Berlusconi di «dire agli italiani come acquistò la Villa di Arcore dove viveva insieme all’eroe Vittorio Mangano, come riuscì ad assicurarsi per soli 500 milioni di lire questo immobile di 3.500 metri quadri con terreni di circa un milione di metri quadri grazie al ruolo di Cesare Previti prima avvocato della venditrice e subito suo legale e uomo di fiducia». 
 
Non solo. Briguglio aspetta «dettagliate ed esaurienti risposte» se Berlusconi, «la sua famiglia, il suo gruppo imprenditoriale fanno ricorso a società offshore con sede in paradisi fiscali e dia tutti i dettagli sugli intrecci fin dall’inizio della sua attività imprenditoriale con finanziarie svizzere». 
 
Insomma, nella maggioranza la battaglia ora si combatte a colpi di scheletri dagli armadi. 
 

«La politica finalmente ha  capito che Berlusconi e i suoi giornali usano tutte le armi a disposizione e cominciano a servirli con la stessa moneta», afferma Mario Guarino, giornalista e soprattutto autore di libri che ripercorrono tutta l’attività imprenditoriale e politica di Berlusconi. Fu proprio Guarino a scoprire l’acquisto della villa di Arcore, mentre studiava un bilancio della Fininvest. Fu, invece, il giornalista Giovanni Ruggeri a scoprirne i retroscena. Dove a giocare un ruolo di primissimo piano è proprio Cesare Previti. La storia e, soprattutto, gli affari, dell’ex ministro della Difesa viene ripercorsa in Ladri di Stato (edizioni Dedalo) il libro più recente di Guarino.
 
Accanto alla sua, anche “le imprese” di Marcello Dell’Utri, Bettino Craxi e Vittorio Sgarbi.  Nelle sue giornate da ricco pensionato, infatti, Previti non frequenta giardinetti ma agenzie immobiliari e studi dei suoi legali. Prima, durante e dopo le condanne giudiziarie che ne hanno di fatto decretato la fine della carriera politica, Previti si è dedicato al lifting di parte del suo impero immobiliare messo su negli ultimi venticinque anni. Un’attività che avrebbe un unico scopo: evitare che i creditori pignorassero i suoi beni immobili.
 
«Stando a visure catastali effettuate nel dicembre 2009 e nel gennaio 2010 – ricorda ancora Guarino nel suo libro – nel corso degli anni l’ex ministro ha messo su un impero immobiliare: solo per le province di Roma e Grosseto, a suo nome risultano sessanta operazioni per altrettanti immobili.  Anche dietro l’acquisto della villa di Arcore ci fu il decisivo zampino di Previti, che con un riuscito raggiro fu in grado di vendere un bene dal valore altissimo «per la storica cifra di 500 milioni», come si legge nel già citato bilancio Fininvest. La vendita ha un antefatto. Di sangue.
 
Il 30 agosto prossimo saranno passati esattamente quarant’anni dal giorno in cui a Roma (in via Puccini, a due passi da Villa Borghese) il marchese Camillo Casati Stampa, 43 anni, uccise con un fucile da caccia la moglie Anna Fallarino e il suo giovane amante, lo studente Massimo Minorenti, per poi suicidarsi. Per la loro eredità si scontrarono gli eredi dell’uomo – unito in seconde nozze alla Fallarino – e della donna. La spuntò Annamaria Casati, figlia 19enne che ben presto si vede avvicinare dall’avvocato Cesare Previti, fino ad allora legale della famiglia Fallarino, che senza troppi imbarazzi si propone come tutore. La ragazza accetta e decide che oltra a Previti sarà Giorgio Bergamasco, senatore del Partito liberale, a curarne gli interessi.
 
Poi, abbandona l’Italia per Brasilia. Dove, nel 1974, viene raggiunta da una telefonata di Previti. Che, ponendola di fronte ad un fatto compiuto, le annuncia la vendita della villa. Compresi quadri, biblioteca e arredi che non rientravano nel mandato. Non solo.  Quello che l’ereditaria non sa - ricorda Ruggeri nel suo libro Berlusconi. Gli affari del presidente (Kaos, 1994) - è che Previti siede nel collegio sindacale della Immobilare Idra srl costituita nel maggio del 1977: e cioè parte della società cui due anni dopo verranno intestati la villa e i circostanti terreni di Arcore.  

 
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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