Il Sistri dei misteri
INCHIESTA. E' il sistema di tracciabilità dei rifiuti. Secondo il ministero dell’Ambiente dovrebbe essere operativo tra poco più di un mese. Ma per gli imprenditori è pieno di falle. Colpa anche di test mai partiti.
Stando gli annunci del governo, dovrebbe essere operativo dal prossimo primo ottobre. Ma per gli oltre 600 mila italiani, che saranno costretti a usarlo, il Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti messo a punto dal Ministero dell’Ambiente, è ancora un assoluto mistero. Pochi sanno esattamente come funziona e i test che si sarebbero dovuti svolgere tra luglio e agosto non sono mai partiti. strumento concepito per combattere le ecomafie, potrebbe rivelarsi quindi un clamoroso flop. Per rendere tutto ancora più trasparente, sul Sistri la Prestigiacomo ha posto il segreto di Stato, affidando a Luigi Pelaggi, potente capo della sua segreteria tecnica, il compito di condurre in porto la realizzazione. Impeccabile la condotta del consigliere della ministra: niente gara pubblica di appalto, assoluta segretezza sui costi, riservatezza massima sui particolari del progetto. I lavori sono stati affidati, tramite trattativa privata, a una controllata del gruppo Finmeccanica: la Selex Service Mangement, di cui è amministratore delegato Sabatino Stornelli, da anni in stretti rapporti con Pelaggi.
Stornelli e la Selex
Entrambi hanno fatto parte del mondo di Tronchetti Provera: Pelaggi in quanto ex consulente di Telecom e responsabile affari pubblici di Pirelli real estate e Stornelli poiché amministratore delegato di Telespazio, del gruppo Telecom, che tra l’altro era dentro al consorzio Finsiel, presideuto dal capo segreteria della Prestigiacomo dal 2004 al 2006.
Conquistata la commessa del Sistri, Sabatino Stornelli ha poi subappaltato, lo scorso anno, la realizzazione del software per la tracciabilità dei rifiuti ad Abruzzo Engineering, società in house della Regione, di cui la Selex possiede una quota del 30%. Una settimana fa, la ditta abruzzese è finita al centro di un’inchiesta della Procura dell’Aquila. Secondo i magistrati, l’Abruzzo Engineering sarebbe stato lo strumento utilizzato da Stornelli e da altri imprenditori per infiltrarsi negli appalti post terremoto. Con l’ausilio di un altro potente uomo di Finmeccanica, Vincenzo Spaziante, che è contemporaneamente anche direttore della Protezione civile, sarebbe stata modificata un’ordinanza di Bertolaso allo scopo di inserire nella partita della ricostruzione l’impresa di cui Selex è comproprietaria.
In quanto secretati, i termini dell’appalto del Sistri ovviamente non si conoscono. Si sa però che lo Stato ha già versato una prima tanche di circa 5 milioni di euro per la registrazione del brevetto. E secondo stime ufficiose, il Sistri dovrebbe costare ogni anno tra 600 mila e 1 miliardo di euro. I soldi li metterebbero le imprese che adopereranno il software. Gran parte dei profitti andranno nelle casse di Selex, che così diventerà di fatto monopolista nel settore. Le apparecchiature hardware (la scatola nera da installare sui camion e il dispositivo Usb) saranno fornite direttamente dal Ministero dall’Ambiente, che le acquisterà dalla controllata di Finmeccanica. E così la gestione successiva del software: la rilevazione satellitare, l’elaborazione dei dati, il monitoraggio del segnale e la manutenzione saranno in carico alla Selex.
Il monopolio di Selex
«Così si ammazza la concorrenza, saremo costretti a chiudere», è il grido di allarme che lanciano Matteo Grossi e Giuseppe Paone, titolari di software house, la Mind Informatica, con sede a Firenze il primo, e la Nico srl il secondo. Insieme a loro, molte altre ditte hanno presentato ricorso al Tar del Lazio contro la procedura adottata dal Ministero dell’Ambiente per l’assegnazione dei lavori. A ciò si aggiungono i timori relativi a una non piena conformità del progetto di Stornelli alle indicazioni della direttiva comunitaria. Infatti, nella forma in cui è stato realizzato dalla Selex, il Sistri non si profila solo come un sistema di rilevamento, ma come un vero e proprio software gestionale, che controllerà l’intero processo di smaltimento dei rifiuti delle imprese.
Come funzionerà il Sistri
Il bacino di utenza sarà estremamente ampio, raccoglierà oltre 600 mila operatori: dai piccoli esercizi commerciali, alle grandi industrie, fino alle ditte di trasporto. Nel momento in cui il Sistri entrerà in vigore, un imprenditore che deve conferire i propri rifiuti speciali, avrà l’obbligo di registrare il quantitativo da smaltire sul sito del Ministero, accedendovi attraverso una chiavetta usb, che contiene la sua firma digitale. L’autotrasportatore, che ritira il rifiuto, farà esattamente la stessa cosa. Comunica la quantità e il tipo di materiale tramite internet, dopo di che inserisce la propria pen drive in una scatola nera, posizionata a bordo del camion, che garantirà una tracciabilità in tempo reale del percorso fatto dal camionista.
Il sistema potrebbe avere diverse falle. Le ha rilevate anche Confindustria servizi tecnologici e innovativi, che più volte ha scritto alla Prestigiacomo, chiedendo di rivedere il progetto. Uno dei problemi riguarderebbe la parte hardware. Le penne Usb, secondo l’associazione degli imprenditori, non sono progettate per un utilizzo così frequente e potrebbero rompersi dunque con estrema facilità. In quel caso si metterebbe «una costante ipoteca sull’operatività degli addetti, che dovrebbero attendere molto più delle 72 ore previste per la sostituzione delle chiavette», dice un rapporto sul Sistri di Confindustria. Infine, tutto si baserebbe su Internet. Nel progetto non è stata contemplata la possibilità che gli impianti siano senza rete Adsl e i camion possano trovarsi senza segnale.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.








Commenti
Articolo non chiaro, aggiungere dettagli grazie.
Grazie.
Gentile lettore, A essere
Gentile lettore,
A essere brevettato non è un unico software. Il Sisitri infatti avrà diverse funzioni gestionali. A questo vanno aggiunti tutti gli accessori connessi, a partire dalla pen drive e dalla black box. Se a ciò si sommano le spese legali e quelle di consulenze, la cifra di 5 milioni di euro è più che giustificabile. Ovviamente, dal momento che il Ministero dell'ambiente ha posto il segreto di Stato sull'intera operazione è difficile riscontrare i particolari.
Rispetto al secondo punto, la rete gsm risolve ben poco dal momento che non garantisce la copertura di tutto il territorio nazionale. Men che meno le aree dove sorgono le cave e e le discariche spesso non sono adeguatamente raggiunte nemmeno dal segnale di telefonia mobile.
cordialmente
Giorgio Mottola