Il viaggio della Goletta
AMBIENTE. Si è conclusa l’edizione 2010 della storica campagna di Legambiente dedicata al mare e alle coste. Blitz, proteste e consegne delle bandiere nere ai nuovi pirati del mare protagoniste lungo tutto lo Stivale.
Si è concluso il viaggio 2010 di Goletta Verde di Legambiente. Un viaggio tutto dedicato alla battaglia contro il petrolio, il nucleare, il carbone, il cemento e le illegalità per ribadire ancora una volta che il futuro del nostro paese deve partire dalle energie rinnovabili, dalla legalità e dalla tutela del mare e delle coste. Decine di blitz, proteste e consegne delle bandiere nere, poco ambito riconoscimento di Goletta Verde ai nuovi pirati del mare, sono stati i protagonisti di questo viaggio.
Venezia
Blitz contro il nucleare
In piazza San Marco (foto 1) con tute bianche “anticontaminazione” e maschere antigas, simulando una “ordinaria” domenica di una nuova era nucleare, a base di centrali atomiche e contaminazione radioattiva. Scene di vita quotidiana per dire che centrali atomiche e turismo non possono coesistere. A pochi giorni dalla sentenza della Consulta che ha bocciato il ricorso di dieci Regioni contro la legge delega sul nucleare e a breve distanza da Chioggia, uno dei possibili siti per il nucleare di domani Goletta Verde ha voluto ricordare che la stragrande maggioranza dei cittadini è contraria a una riconversione atomica dell’Italia. Tanto più che il nucleare è una scelta energetica insicura, inquinante, costosa e in declino. Non servirà neanche a centrare gli obiettivi europei del 20-20-20.
Ombrina Mare 2
Goletta Verde No Oil
L’Ombrina Mare 2 è un pozzo esplorativo a sole 3 miglia al largo della Costa Teatina (foto 2) e rappresenta la minaccia più concreta di una nuova attività di trivellazione sottocosta, visto l’esito positivo dell’esplorazione. Un progetto che peserà sulla costa per 24 anni, periodo di durata delle concessione. Tra le 24 istanze esplorative off-shore operative nei nostri mari, l’Ombrina 2 è uno dei pozzi che con maggiore probabilità potrebbe trasformarsi in una piattaforma estrattiva, avendo già superato la fase di ricerca e avendo rilevato la presenza di oli in quell’area di Adriatico. L’Abruzzo è una delle regioni italiane maggiormente esposte alla minaccia idrocarburi, solo dalle piattaforme abruzzesi si estrae il 46,7% di greggio all’anno in Italia da piattaforme offshore. La situazione è allarmante e totalmente fuori controllo: nella sola zona a mare interessa una superficie di oltre 6.000 chilometri quadrati tra istanze e permessi di ricerca e permessi e concessioni di estrazione di idrocarburi. E come se non bastasse, su Ortona grava sempre il progetto del centro oli, che nonostante il disinteresse manifestato da Eni rischia di essere realizzato da altre società petrolifere. È per questo che gli attivisti di Goletta Verde hanno manifestato a largo del pozzo esplorativo della ditta inglese Mediterranean Oil and Gas, armati di fumogeni per simulare un incidente e un intervento di bonifica.
Manfredonia (Fg)
Blitz contro la costruzione del nuovo porto di Manfredonia
Gli attivisti di Legambiente (foto 3) si sono ritrovati sulla scogliera a ridosso del molo di Ponente del porto commerciale di Manfredonia, l’ultima scogliera rimasta nella cittadina, gridando “Giù le mani dalla costa!” e alludendo palesemente al faraonico progetto del nuovo porto, che oltre ai posti barca prevede la cementificazione della costa per la bellezza di 48.890 metri cubi. Nel dettaglio, così come concepita, l’opera portuale di Manfredonia prevede: 658 posti barca, 900 posti auto, ristoranti, spazi eventi, locali commerciali, servizi, elisuperficie e aree verdi attrezzate, per una superficie complessiva del piano di 273.845 metri quadri. L’assalto dei porti turistici è diventato un vero e proprio escamotage per urbanizzare la costa, derogando e aggirando i piani urbanistici un business milionario che ruota intorno alla costruzione di una miriade di posti barca spesso inutili e con relativo corollario di strade, bar, negozi, parcheggi e centri commerciali, con il serio rischio di innescare anche gravi fenomeni di erosione costiera e scomparsa di spiagge. Goletta Verde a Manfredonia per dire che non serve un nuovo porto, avendone la cittadina già tre. Oltretutto la flotta dei pescherecci negli ultimi tre anni si è dimezzata. Sarebbe invece più utile usare le risorse disponibili per una riorganizzazione delle attuali strutture portuali, prevedendo un approdo misto sia per la pesca, che per il diporto.
Galati – Brancaleone (Rc)
Bandiera nera e Blitz per il progetto “Jewel of the Sea”
Goletta Verde si è recata sul posto per accendere i riflettori sul progetto immobiliare Jewel of the Sea, in particolare sulla parte del progetto che sta mettendo seriamente a rischio un pregiatissimo ecosistema dunale (foto 4), nel sito italiano preferito dalle tartarughe Caretta Caretta per la nidificazione. Un progetto quello di Jewel of the Sea, autorizzato nel 2006 dalla Giunta comunale, che prevede tra l’altro la costruzione sulle dune di un gruppo di villette a due piani fuori terra, che stanno formando un muro invalicabile a una trentina di metri circa dalla battigia. Non solo villette ma anche un campo da golf da 18 buche, un centro commerciale, un albergo-club house, impianti sportivi e piscine. Tutto per un’estensione complessiva di 11,42 ettari. Lascia perplessi che si continui a investire in un vecchio modello di sviluppo, che anziché salvaguardare e valorizzare la straordinaria valenza ambientale delle dune di Brancaleone. È per questo che Goletta Verde oggi ha voluto presentare una Bandiera Nera alla RDV srl, all’Amministrazione comunale di Brancaleone, al Dirigente del Settore Pianificazione Territoriale della Provincia di Reggio Calabria e al Dirigente della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio.
Rossano (Cs)
Blitz contro la conversione a carbone della centrale Enel
Gli attivisti di Legambiente si sono ritrovati in Contrada Cutura, proprio di fronte ai cancelli della locale centrale termoelettrica (foto 5) che l’Enel vuole riconvertire a coke, e hanno srotolato uno striscione con la scritta “No al Carbone”. Un messaggio breve, ma efficace, per ribadire il deciso rifiuto all’ipotesi che vorrebbe portare il carbone a Rossano. Costituita inizialmente da quattro sezioni produttive di 320 MW ciascuna, e ampliata nel 1991 con altrettante sezioni di turbogas da 114 MW ciascuna, la centrale termoelettrica Enel di Rossano Calabro ha raggiunto una potenza complessiva di 1.736 MW. Che ora l’Enel vorrebbe convertire a carbone, proprio come fatto a Civitavecchia (Rm) e Porto Tolle (Ro), sprezzante dell’opposizione di cittadini, associazioni e comitati, nonché del parere contrario espresso sia dal Comune, sia dalla Provincia che dalla Regione. E a vincere l’opposizione di cittadini e istituzioni non basta certo la rimodulazione del progetto proposta a fine 2009 dell’Enel, secondo il quale la nuova centrale di Rossano dovrebbe andare per il 94% a carbone e per il restante 6% a energie alternative e biomasse. Alimentando le nostre centrali a carbone non abbiamo alcuna speranza di rispettare l’obiettivo vincolante che ci ha imposto la direttiva europea Energia e Clima, secondo la quale al 2020 l’Italia deve tagliare le emissioni di gas serra del 5,2% rispetto ai livelli del 1990.
(1/continua)
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







