L’arte è liberazione

Federico Raponi
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DOC. Nel carcere femminile di Buenos Aires è nato il laboratorio Apoyo a presxs che ha portato alla realizzazione di cortometraggi e opere cariche di gioia e speranza.

La Settima Arte come strumento di liberazione. Come nel caso di Apoyo a presxs (la “x” sta ad indicare uomini e donne), «progetto di laboratorio di cinema - racconta Florencia Santucho, della rete che sostiene l’iniziativa - nato nel carcere femminile di Ezeiza, fuori Buenos Aires».
 
Com’è partito?
In occasione dell’undicesima edizione del Festival Internazionale di Cinema dei Diritti Umani le detenute hanno costituito una giuria per selezionare e assegnare un premio ai film della sezione “carcere”, ed è stato molto bello l’incontro tra loro e i registi. A seguito di questa esperienza hanno dato vita ad uno spazio indipendente nel settore educativo, chiamato “Centro Universitario”, dove la polizia - secondo la stessa legislazione che vige per l’ambito accademico - non può entrare. Senza nessun sostegno e controllo da parte delle istituzioni, sono state proposte attività da portare all’esterno, riuscendo così ad attraversare un po’ il muro d’isolamento e silenzio.
 
Cosa ne è venuto fuori?
Dei video, massimo di 2 minuti, con la tecnica “stop motion”, nei quali le ragazze stesse firmano sceneggiatura, fotografia e montaggio. Si trovano anche su YouTube, alla voce “apoyo mutuo”, e partecipano a festival internazionali. Inoltre sono stati realizzati dei documentari, e tutto ciò affinché le ragazze che escono abbiano uno strumento per potersi legittimare, trovare uno spazio di creatività e lavoro.
 
Si parla di vita in carcere, ma ci sono anche opere di fantasia?
C’è un divertente cortometraggio, il cui titolo in italiano sarebbe “ubriachi per proprio diritto”, con pupazzetti in plastilina che scalano oggetti, spensieratamente, nella loro ubriachezza non troppo molesta. L’idea è utilizzare il mezzo audiovisivo per poter esprimere anche sentimenti di gioia, non solo di dolore e rabbia. Certo si spazia tra estremi, perché ovviamente l’ambito è il carcere.
 
Per saperne di più?
Sei di questi lavori, realizzati negli ultimi 2 anni, sono stati raccolti in un DVD. Stiamo cercando di diffonderlo e iniziare un nuovo progetto, con piccoli finanziamenti autogestiti, per l’acquisto di telecamere e altro materiale. Le informazioni, comunque, sono sul nostro blog.
 
E proprio a proposito della rete esterna?
E' nata 3 anni fa, inizialmente per l’appoggio ad una prigioniera politica. Intorno a lei si sono raccolte diverse persone, organizzazioni, collettivi. Il lavoro poi si è diversificato, alcuni seguono le questioni processuali, altri il reinserimento. Ci si dedica a costruire reti umane, affettive, sociali, politiche, progettuali per una società diversa.   

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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