L’impianto della discordia

Mario Coni (Terra Campania)
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CASALNUOVO. Il Comune: «La centrale a biomasse della Comasa inquina». E scatta la chiusura. Ma spuntano ipotesi di speculazione.

Investire nelle fonti energetiche rinnovabili è una grande opportunità per l’ambiente. Questo, almeno, è quanto devono aver pensato un padre ed un figlio di Casalnuovo, cittadina alle porte di Napoli salita alla ribalta della cronaca per una enorme cementificazione abusiva. Ma per Giuseppe e Giovanbattista Salzano il sogno di diversificare il business della quarantennale azienda di cornici, investendo nella green economy si è trasformato ben presto in un incubo.
 
Tutto inizia poco più di 4 anni fa, quando la Co.Ma.Sa. s.a.s. vede accogliere l’istanza autorizzativa per la realizzazione di una centrale termoelettrica a biomasse vergini. Appena due anni dopo, il cogeneratore a biomasse, un vero gioiello della tecnologia, comincia la sua attività utilizzando come combustibile legno di pioppo, abete, pino ed eucaliptolo proveniente da aziende limitrofe che effettuano la prima lavorazione esclusivamente meccanica, producendo circa 2 Mwh e mezzo di energia elettrica.
 
Ma è da quel preciso momento che iniziano anche i problemi. Il Comune decide che l’impianto debba essere chiuso sostenendo, nonostante non abbia mai commissionato alcuna analisi, che sia altamente inquinante. In pratica una bomba ecologica, ma non solo: secondo quanto sostiene l’Amministrazione comunale, la Comasa è sprovvista anche di importanti certificazioni e collaudi funzionali. Poco importa se ripetutamente i responsabili dell’impianto abbiano inviato documenti, analisi, autorizzazioni, interi faldoni proprio al Comune per dimostrarne la regolarità.
 
Poco importa se gli imprenditori in più di un’occasione abbiano invitato le autorità locali, tecnici ed esperti a far loro visita e a rendersi conto di persona della bontà di un impianto che sin dal suo inizio va formando giovani ingegneri dell’Università Federico II di Napoli. L’azione continua, i mass media incalzano, assimilando frettolosamente il cogeneratore all’inceneritore di Acerra, impianto totalmente diverso.
 
Nascono comitati che però si rivelano “fantasmi”: il 22 giugno scorso alla seduta monotematica del Consiglio comunale contro la Comasa di cittadini contrari all’impianto non ce n’erano. Il Sindaco, però, non demorde: incassa il sostegno di poco più dei due terzi dei consiglieri, emette un’ordinanza di spegnimento dell’impianto e, ignorando il parere negativo di un perito nominato dal Comune, impedisce ai tir carichi di legna di entrare nell’azienda, causando danni all’impianto.
 
La Comasa resiste e ricorre al Tar. Campania. Sbucano alcuni documenti che proverebbero tentativi speculativi dei soliti palazzinari (adiacente al cogeneratore è stata presentata la richiesta per la realizzazione di un centro medico privato di svariati piani, dotato di ambulatori di 110 mq, con box auto e cantinola, e nel piano commerciale cittadino la Comasa è indicata come azienda dismettere ed i suoi capannoni dovrebbero essere adibiti a locali per la media distribuzione).
 
Intanto il Tar, in attesa di esaminare la documentazione fornita dalle parti, respinge il ricorso dell’azienda che avvia anche cause penali e risarcitorie. Intanto sono sempre di più coloro sicuri che, in questa storia, la salute pubblica c’entri poco.   

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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