Per l’iraq, noi tutti uniti
IN FONDO. Il 15 febbraio 2003, in 800 città del mondo, ci fu la più imponente manifestazione pacifista mai organizzata, alla quale presero parte più di 10 milioni di persone.
Il 15 febbraio 2003, in 800 città del mondo, ci fu la più imponente manifestazione pacifista mai organizzata, alla quale presero parte più di 10 milioni di persone.
Era il maturo frutto di quel novembre 1999, quando a Seattle irruppe sulla scena mondiale un nuovo movimento, una frastagliata coalizione di soggetti uniti nell’opposizione al liberismo imperante: i “no global”. L’opposizione alla guerra ne fu un vitale corollario. Il secondo conflitto nel Golfo lo vide protagonista nel suscitare un rifiuto corale della guerra in Iraq, al punto che il New York Times lo definì «l’unica superpotenza mondiale in grado di contrastare Washington».
Il movimento italiano fu sicuramente tra i più corposi e vitali: Roma primeggiava in qualità e quantità. Dopo il conflitto nel Kosovo attuato dal governo D’Alema che aveva diviso coscienze, forze politiche, associazioni, di nuovo si era uniti in un ampio fronte pacifista che andava dall’estrema sinistra alla Chiesa. Anche i Verdi ritrovarono l’unità dopo le fratture tra chi - come il sottoscritto - si era schierato per l’uscita immediata dal governo guerrafondaio e l’allora dirigenza che rimase invece fedele al D’alema-Cossiga. Per molti pacifisti una macchia nella storia della Federazione dei Verdi.
Con l’Iraq invece non vi furono tentennamenti. Il movimento pacifista italiano era grande, partecipato, plurale ed unito, motivato, popolare ed egemone: tutti i sondaggi davano i no al conflitto attorno all’80% nonostante una maggioranza politica di destra. Lo si percepiva ovunque, dalle bandiere arcobaleno alle finestre ai discorsi sugli autobus, dalle veglie religiose alle fiaccolate nonviolente, dalle mobilitazioni in ogni borgo, città, paesino, alle dichiarazioni di sindacati, intellettuali, associazioni, esponenti politici, artisti, pop star. Pareva davvero che una nuova coscienza internazionale antiliberista ed ecopacifista animasse un immenso cantiere new global, sintesi e superamento delle migliori tradizioni dei movimenti di liberazione, emancipazione, solidarietà del pianeta. Purtroppo la partita era truccata, fummo sconfitti e dispersi.
Credo però che quel tempo sia l’inizio della “caduta degli dei”, abbia disvelato la presunta oggettività/neutralità dell’ordine economico politico imperante e – nonostante i tempi bui dell’oggi - sono certo che i suoi semi porteranno copiosi frutti (purché, come al solito, non si sostituisca un "vitello d’oro” con un altro).
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






