La Francia contro i rom

Susan Dabbous
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DIRITTI. A Saint-Etienne (Loira) la polizia ha evacuato un campo di gitani all’alba di ieri. La decisione del governo prevede lo smantellamento di 300 postazioni illegali in tre mesi. Così Sarkò riconquista gli elettori.

Passeggiata in bicicletta per lui, mix di ruspe e botte per loro. Si è conclusa così, ieri, la prima giornata di azione contro i nomadi lanciata il 28 luglio scorso da Nicolas Sarkozy. Il presidente francese è da due giorni in vacanza nella residenza della moglie a Cap Negre in Provenza. La sua prima uscita  sportiva (l’anno scorso di questo periodo ebbe un malore durante il footing) insieme allo smantellamento di un campo rom nella regione centrale della Loira hanno finalmente rimesso in sesto nei sondaggi il “superpoliziotto” appannato da un anno terribile. Peccato che a farne le spese sia stato un centinaio di persone di etnia Romanì accampate in un terreno municipale del quartiere di Montmartre a Saint-Etienne. «L’operazione di espulsione dei rom - precisa l’associazione Reseau solidarité roms - è cominciata alle prime luci dell’alba. Il settore è stato completamente circondato dalle forze di polizia». Si tratta del primo campo rom evacuato in Francia da quando l’Eliseo, la settimana scorsa, ha dichiarato «guerra» ai rom. 
 

Il governo aveva in precedenza annunciato una serie di misure contro «certi» rom e altri gruppi nomadi, definiti «gens de voyage», ovvero i senza dimora, con l’obiettivo di «bonificare» 300 accampamenti illegali in appena tre mesi. Il sito di ieri a Saint-Etienne era costituito da «abitazioni di fortuna e da tende installate in fretta - precisa Marie-Pierre Manevy, rappresentante dell’associazione gitana -. A maggio siamo stati cacciati da due case occupate in città». La portavoce ha poi espresso la propria perplessità riguardo al fatto che «due anni fa avevamo rifiutato il terreno da dove siamo stati cacciati oggi (ieri, ndr). Quel posto ci era stato proposto dal municipio. All’epoca non ci sembrava adatto. Da quando ci siamo rifugiati qui, il municipio ci ha fatto installare dei servizi igienici e delle fontanelle d’acqua». 
 

Dal canto suo il ministero dell’Interno fa sapere che quel terreno non era idoneo, nonostante il parere favorevole del Comune di  Saint-Etienne. Le associazioni umanitarie sono sul piede di guerra. Iniziare un’offensiva anti-rom (molti nomadi sono cittadini comunitari o francesi) il 6 di agosto «è un atto codardo», fanno sapere dall’associazione Reseau solidarité roms, «mentre la politica va in vacanza e l’attenzione è bassa, il governo si fa la sua pubblicità elettorale a basso costo». Queste in sostanza le recriminazioni. Dopo le vicende giudiziarie che hanno investito l’esecutivo il mese scorso, (si sono dimessi due ministri e un altro è sotto inchiesta) per Sarkozy era giunto il momento di studiare una strategia di rimonta.
 
E il presidente ha centrato nel segno prendendosela con rom e immigrati: secondo Le Figaro l’89 per cento dei francesi appoggia la sua nuova «guerra». Tra le misure che piacciono di più proposte dall’inquilino dell’Eliseo c’è quella del braccialetto elettronico da far indossare per anni alle persone che escono da prigione. L’80 per cento, inoltre, appoggia l’idea del presidente di spogliare della cittadinanza francese i criminali di origine straniera che praticano la poligamia o l’infibulazione, mentre il 70 per cento vuole la stessa sanzione per chi uccide un poliziotto. Che al governo prudano le mani ogni volta che viene aggredito un uomo della Gendarmerie è cosa nota e confermata anche da un recente episodio, accaduto il mese scorso nella città di Saint-Aignan, nel dipartimento del centro della Francia di Loir-et-Cher.
 
Un controllo della polizia, nella notte tra venerdì 17 e sabato 18 luglio, si è concluso in una sparatoria nella quale ha perso la vita un giovane gitano di 22 anni. Luigi Duquenet era reo di non essersi fermato a un posto di blocco. Durante tutto il fine settimana successivo si sono registrati gravi incidenti in città, provocati da decine di gitani della comunità alla quale apparteneva la vittima. Disordini che, secondo associazioni umanitarie come Amnesty international e la Lega dei diritti dell’uomo, sono stati strumentalizzati per dichiarare la “guerra allo zingaro” o, più elegantemente, al les gens de voyage.  
 

 

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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