La Germania, sopra tutti

Luca Bonaccorsi

IN FONDO. Oggi un paese neocorporativo, con un welfare robusto, con i sindacati nei Cda delle imprese, fondato sull’istituzionalizzazione del conflitto, sulla concertazione, sulla politica anti-inflattiva come caposaldo del “patto sociale”, oggi, quel Paese ha dimostrato di nuovo la sua straordinaria forza economica. Quel Paese è la Germania.

In Italia, specie a Sinistra, ci sono state parole quasi impronunciabili. “Corporativismo” era una di queste. È stata a lungo, e un po’ lo è ancora, sinonimo di egoismo di parte, mancanza di interesse generale. “Concertazione” era un’altra. È stata a lungo, e forse lo è ancora, sinonimo di “inciucio”, accordicchio, svendita dei diritti dei lavoratori. Negazione del salvifico e purificatore mito del conflitto. Sempre a Sinistra, un’altra parola è stata a lungo impronunciabile: Socialdemocrazia. Che queste parole fossero invise alla destra liberale e liberista era naturale. Ma che dovessero scatenare l’odio della Sinistra nostrana, prevalentemente comunista per decenni, è un argomento che varrebbe la pena affrontare in dibattiti pubblici. Se non fosse che ormai queste parole sono così lise, consumate, che a quei dibattiti non parteciperebbe nessuno. 
 
Eppure varrebbe la pena farlo perché oggi un paese neocorporativo, con un welfare robusto, con i sindacati nei Cda delle imprese, fondato sull’istituzionalizzazione del conflitto, sulla concertazione, sulla politica anti-inflattiva come caposaldo del “patto sociale”, oggi, quel Paese ha dimostrato di nuovo la sua straordinaria forza economica. Quel Paese è la Germania. Oltre ad essere uno dei luoghi con migliori tutele sociali al mondo la Germania produce futuro e lo esporta attraverso i suoi beni di assoluta qualità. Produce futuro anche perchè investe in ricerca, attraverso massicci investimenti pubblici. E investe in ambiente e nella riconversione ecologica dell’economia come pochi altri. 
 
Questo Paese bizarro (hanno anche il “proporzionale”), che non è andato mai di moda come gli Usa della west coast, la Francia della nouvelle vague o la Cool Britannia, ieri ha registrato tassi di crescita “cinesi”. E dire che il sistema bancario tedesco è un disastro: le banche si sono riempite la pancia di derivati patacca e molte sono virtualmente fallite. 
 
Eppure la locomotiva tedesca tira, senza bisogno di negare la pausa pranzo ai propri lavoratori (ai quali paga stipendi assai più alti). Così la Germania sconfigge quella crisi che affossa il resto del mondo, e che anche Napolitano ha dovuto recuperare all’amnesia collettiva della politica italiana. A luglio, dato di ieri, le banche spagnole dovevano 130 miliardi alla Bce. Tradotto, vuol dire che senza l’intervento europeo la Spagna sarebbe fallita. E che l’Italia, con il suo debito pubblico, percorre un crinale assai scosceso. Certo un argomento meno accattivante dell’appartamento di Fini. 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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