La rabbia dei finiani

Aldo Garzia
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POLITICA. Un editoriale della fondazione Farefuturo attacca: «Il berlusconismo coincide con i ricatti e il killeraggio». Nel giorno del vertice del Pdl, la speranza di una ricucitura, seppur minima, è quasi nulla.

C'è aria di burrasca intorno al vertice del Pdl che si tiene oggi a Roma. Alla vigilia, non ci sono serie possibilità che dal cilindro di Palazzo Grazioli (l’appuntamento è lì e non in Sardegna, com’era trapelato in un primo momento) possa uscire la proposta di un credibile armistizio con Gianfranco Fini e i finiani. Sono state sufficienti le indiscrezioni sul colloquio tra Fini e il sottosegretario Gianni Letta, avvenuto mercoledì presso l’ospedale Gemelli dopo la visita alla camera ardente di Francesco Cossiga, per capire che non ci sono crepe nel muro contro muro.
 
Il presidente della Camera avrebbe infatti protestano fermamente per gli attacchi che dal Pdl sono stati sparati in direzione del presidente Giorgio Napolitano e contro di lui con le ripetute richieste di dimissioni dallo scranno più alto di Montecitorio. Fini, sottoposto al linciaggio da il Giornale e Libero con tanto di raccolta di firme, oltre che con il martellamento di notizie sulla casa di Montecarlo che fu proprietà di Alleanza nazionale, le ha cantate chiare al cicisbeo di corte Letta: chiunque alimenta conflitti screditando le istituzioni non può sperare nella riappacificazione. 
 
Ieri, sul sito di Farefuturo (www.ffwebmagazine.it), la Fondazione presieduta da Fini, è apparso un infuocato editoriale del direttore Filippo Rossi: «Nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non coincida integralmente con le sue espressioni più appariscenti e drammaticamente caricaturali. Nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non coincida con il dossieraggio e i ricatti». La rottura tra finiani e Pdl sembra irrecuperabile. Anche perché tra le indiscrezioni sulla vigilia del vertice, c’è anche quella che vorrebbe che il presidente del Consiglio abbia chiesto ai membri più autorevoli del governo e del Pdl di sondare i singoli componenti ritenuti più “moderati” dei gruppi parlamentari di Futuro e libertà per tentare di separarli da Fini.
 
«È necessario impegnarsi affinché ognuno mi porti un finiano», avrebbe detto Berlusconi. Si tratta di una strategia che evidenzia come il presidente del Consiglio escluda una ricucitura con l’insieme dei finiani ma pensi a una sorta di campagna acquisti, come se per far galleggiare il governo bastasse comportarsi da presidente del Milan e giocare al rilancio sugli ingaggi. 
 
Adolfo Urso, vice ministro per lo Sviluppo economico, finiano, di solito disposto alle mediazioni, in una intervista al Corriere della Sera di ieri ha intanto avvertito che «la destra non si farà comprare». «I finiani sono tutti moderati ma non smemorati: vi è stata una espulsione politica senza contraddittorio del presidente Fini dal Pdl. Se Berlusconi vuol far prevalere la moderazione, bisogna recuperare quella compatibilità che lui stesso ha messo in discussione», scrivono in un nota i deputati Italo Bocchino e Pasquale Viespoli.
 
Tutto indica che da una parte e dall’altra sono state esposte le bandiere rosse, quelle che sulle spiagge d’estate indicano mareggiate e burrasca. Al vertice del Pdl, che rischia di diventare una formalità in attesa dell’apertura della crisi di governo, parteciperanno, oltre a Berlusconi, i coordinatori Denis Verdini, Sandro Bondi, Ignazio La Russa e i capigruppo parlamentari. Ci saranno anche alcuni ministri del Pdl. È data per certa la partecipazione del guardasigilli Angelino Alfano perché proprio il rilancio della riforma della giustizia dovrebbe costituire uno dei punti su cui Silvio Berlusconi sarebbe intenzionato a chiedere la rinnovata fiducia delle Camere.
 
Sulla giustizia il premier continua a proporre la riformulazione del Lodo Alfano in modo da prevenire l’eventuale bocciatura da parte della Consulta della legge sul “legittimo impedimento”. Osvaldo Napoli, vicepresidente dei deputati Pdl, a conferma di questa linea politica, ha auspicato che sulla giustizia «non venga replicato il modello intercettazioni, perché il nostro programma non prevedeva il testo che è venuto fuori alla fine: bisogna andare avanti senza troppi cedimenti».
 
Dal vertice dovrebbe scaturire un documento programmatico su fisco, federalismo, giustizia, Mezzogiorno e immigrazione con cui Berlusconi si presenterebbe in Parlamento a metà settembre. Il documento, se ci sarà, assomiglia sempre di più a un programma elettorale.   

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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