La ripresa nel pantano

Luca Bonaccorsi

ECONOMIA. E' bastato vedere il segno “più” davanti ai nostri dati economici perché esponenti del governo corressero a rivendicare il loro “buon operato”.

E' bastato vedere il segno “più” davanti ai nostri dati economici perché esponenti del governo corressero a rivendicare il loro “buon operato”. La campagna elettorale, evidentemente, è già iniziata. In bella mostra nelle parole del ministro Brunetta, in particolare, c’era quel +8,2% della produzione industriale a giugno. 
 
Siamo fuori dai guai quindi? Non proprio. Intanto il dato mensile è un non esaltante +0,6% rispetto a maggio. Il dato annuale poi risente del confronto col giugno dell’anno scorso, ovvero uno dei punti più bassi della crisi. Come dire: confrontare il colorito di un ammalato con quello di un cadavere, e compiacersene.
 
L’Italia è ancora ammalata e i dati disaggregati lo raccontano. La produzione è tornata positiva nei  settori dei beni produttivi e quelli intermedi. Ovvero nelle cose che esportiamo. Per quanto riguarda i beni di consumo invece il segno è negativo, sia nel suo complesso (-1,1%) sia in particolare per i beni durevoli (-3,1%), cioè lavatrici, televisori ecc. Insomma la nostra ripresina riguarda qualcun’altro. Da noi i consumi continuano a contrarsi. 
 
La stessa storia l’ha raccontata ieri un’economia ben più grande e robusta della nostra: quella nordamericana. Ieri, come ogni primo venerdì del mese, il mondo ha tenuto il fiato sospeso in attesa dei dati sull’occupazione Usa. I 5 minuti che precedono l’annuncio sono 300 lunghi, silenziosissimi secondi in ogni sala contrattazioni del mondo, da New York a Singapore, passando per Londra e Tokio. L’economia Usa a luglio ha creato solo 71mila posti di lavoro, lasciando il tasso di disoccupazione invariato al 9,5%.
 
Considerato che ci sono ancora 200mila occupati straordinari per il censimento decennale del governo che perderanno il lavoro nei prossimi mesi, il messaggio di ieri era chiaro: ci vorrà tanto tanto tempo perchè gli 8,4 milioni di americani che hanno perso il lavoro dal 2007 tornino a vedere uno stipendio. Positiva la creazione di 36mila posti nell’indutria, specie i 21mila di quella automobilistica. Ma i dati sugli ordini indicano che la tendenza non resisterà. Restano pallidi invece i contributi di servizi e costruzioni, il vero motore delle economie sviluppate. 
 
Insomma, non sarà una V, e forse neanche una W. Questa recessione, per ora, assomiglia ancora a una L senza fine in vista. Qui da noi poi è in arrivo una stretta bancaria senza precedenti. In autunno le nostre banche lasceranno a secco tante imprese medie e piccole. Altro che ripresa. Un disastro.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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