La Somalia che non ci rifiuta

Vincenzo Mulè

TRAFFICI. Erano dirette in Somalia le 45 tonnellate di rifiuti speciali non bonificati provenienti da aziende di autodemolizione. Una destinazione che riporta subito alla mente intrecci poco limpidi del passato.

Hanno ripreso la nave. E si sono imbarcati. Verso rotte lontane, ma tristemente note. Sono i rifiuti pericolosi. Partono da Gioia Tauro, ma anche da Taranto, Livorno o Ancona. Compiono traiettorie spesso tortuose, interessando Paesi esportatori (l’Italia, ma anche altri Paesi europei), snodi più o meno noti (come la Romania) e concludendosi in posti assai diversi. 
 
Tutti accomunati da una cronica carenza di infrastrutture e politiche di controllo e gestione dei rifiuti. Traffico che, da attività individuale, nel corso degli anni si è organizzato attraverso una serie di nomi (di persone e imprese) spesso segnalati ad investigatori e magistrati che non di rado l’hanno fatta franca. In principio era “Demeter”, la prima operazione internazionale di contrasto ai traffici illeciti di rifiuti. Coordinata dall’Organizzazione mondiale delle dogane (Odm), l’operazione che coinvolse 64 Paesi portò al sequestro di più di 30mila tonnellate di rifiuti pericolosi. 
 
Quello che, come segnalato dal rapporto di Greenpeace Toxic Ship, era solo un sospetto ora appare una certezza: la rete opera ancora, probabilmente con gli stessi faccendieri e affaristi del passato. 
 
Nei giorni scorsi, nel porto di Gioa Tauro, i funzionari del servizio antifrode dell’Ufficio delle dogane, con la collaborazione dei militari del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Reggio Calabria, hanno sequestrato, in due distinte operazioni, 45 tonnellate di rifiuti provenienti da aziende di autodemolizione italiane. La merce, ufficialmente pezzi usati di ricambi auto, erano in realtà rifiuti speciali non bonificati e trattati.. A destare scalpore è la destinazione dei rifiuti: la Somalia. 
 
Nel già citato rapporto di Greenpeace, si sottolineava come «intreccio tra corruzione, traffici di rifiuti ed armi che ha caratterizzato i rapporti Italo-Somali negli ultimi 20 anni è stato scandagliato da diverse istituzioni ed organismi di controllo italiani che, purtroppo, non sono mai stati in grado di fare giustizia». Ora, il fantasma di un recentissimo passato, ricompare. In un quadro che l’ufficio centrale antifrode dell’agenzia delle dogane definisce «allarmante».
 
Il quadro è simile a quello del passato, con i Paesi ricchi che versano i propri scarti nelle terre dimenticate del terzo mondo. Secondo i dati forniti dall’agenzia delle Dogane, esiste una sorta di divisione territoriale tra gli scarti. In Somalia finiscono i rifiuti ferrosi, mentre la carta e plastica vanno verso Cina e Honk Gong, dove si nasconde un altro mercato. Nella piccola penisola, infatti, non esistono stabilimenti di smaltimento di rifiuti e la destinazione è puramente fittizia.
 
Il flusso dei traffici dei rifiuti – ricordano dalle Agenzie delle Dogane – sono in aumento, così come la quantità. Sono state ben 7.400 le tonnellate di rifiuti sequestrati dalle Agenzia delle Dogane nel 2009, a fronte delle 4.800 del 2008. Un segnale pessimo. Soprattutto se si considera che l’operazione eseguita in Calabria «è solo l’inizio». Novità sono attese per i prossimi giorni.   

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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