Messina torna in piazza
SICILIA. I comitati che si oppongono alla costruzione del Ponte sullo Stretto manifestano oggi per chiedere al governo di dirottare i fondi dell’opera sulla messa in sicurezza del territorio. E intanto fermano le trivelle.
I comitati che si oppongono alla costruzione del Ponte sullo Stretto tornano in piazza. La manifestazione si terrà oggi nel rione Torre Faro, a Messina. Un luogo simbolo per le reti No Ponte, perché in questa frazione a nord della città da giugno sono partite le indagini geognostiche che dovevano consentire di realizzare il progetto definitivo dell’opera entro settembre ma che ora secondo Impregilo «sarà finito a novembre». Per tutta l’estate le trivelle del consorzio Eurolink (45 per cento Impregilo, il resto Sacyr, Condotte, Cmc, Aci e la giapponese Ishigawa), hanno scavato sul lungomare di Torre Faro, dove è prevista il pilone alto 382 metri che sosterrà il ponte sul versante siciliano. Ma quando i sondaggi dovevano spostarsi nelle aree private i residenti di due palazzi della zona hanno sbarrato l’ingresso alle trivelle, presentando un esposto in procura.
Sul lungomare di Torre Faro, a Messina, le trivelle si sono dovute fermare perché di fatto l’espropriazione dei suoli privati, prevista dalla legge Obiettivo del governo Berlusconi che nel 2001 ha dato via libera al Ponte, potrà avvenire soltanto quando il progetto definitivo, ed esecutivo, dell’opera verrà approvato. La diffida degli abitanti di Torre Faro è il primo atto formale di resistenza giudiziaria al Ponte da parte di comuni cittadini. Intanto Impregilo mette le mani avanti: «In caso di mancata realizzazione del Ponte - ha spiegato ieri l’amministratore delegato del gruppo, Alberto Rubegni - lo Stato dovrà pagare alle aziende costruttrici un indennizzo pari al 5 per cento dell’importo del contratto che ha un valore totale di 5 miliardi».
Ma oggi i gruppi contrari all’opera secondo in piazza proprio sul lungomare dove ci sono le trivelle dell’Eurolink, Alla manifestazione hanno aderito le associazioni ambientaliste, quali Wwf, Legambiente e Italia Nostra, i partiti politici, dai Verdi a Sinistra ecologia e libertà, fino ai sindacati passando per i comitati No Frane dei villaggi colpiti dall’alluvione che il 2 ottobre del 2009 ha devastato Messina, provocando 36 morti e oltre 1.500 sfollati. Il corteo chiederà al governo Berlusconi di utilizzare i 5 miliardi di euro con i quali il consorzio Eurolink dovrà costruire il Ponte, per mettere in sicurezza le due sponde dello Stretto, considerate a maggior rischio sismico e idrogeologico d’Italia.
«La città di Messina continua a soffrire per le conseguenze del dissesto, l’abbandono di ogni prospettiva di sviluppo sostenibile, la crisi occupazionale che spinge i giovani all’emigrazione», denuncia Tonino Cafeo, rappresentante della Rete No Ponte. «La proposta rivolta al governo è quella di destinare queste risorse economiche al superamento delle emergenze ambientali e sociali dell’area», spiega ancora una volta Cafeo. «La situazione è drammatica - denuncia Anna Giordano, del Wwf di Messina - perché siamo di fronte a un impegno di somme presenti e future per un’opera irrealizzabile mentre la città cade a pezzi. A Messina hanno appena iniziato a spendere le prime somme per la messa in sicurezza post alluvione ma in città si continua a sbancare, costruire e considerare i torrenti come strade.
È tutto come prima. Per quanto riguarda il Ponte il ministero dell’Ambiente ha chiesto lumi su alcune faglie sismiche perché che nei progetti preliminari, con un’azione che trovo criminale, erano completamente sparite. Poi c’è il problema dei siti di smaltimento, visto che soltanto sul lato siciliano dovranno essere stoccati qualcosa come 4 milioni e 600mila metri cubi di materiale di scavo. Per non parlare dei diversi miliardi di metri cubi di acqua che per fare quest’opera dovranno essere presi dai pozzi esistenti o dall’acquedotto». Per l’attivista del Wwf «il Ponte è una follia».
Un’opera che era stata presentata come la soluzione per rilanciare l’occupazione ma in quell’area, denunciano i comitati, «negli ultimi 12 mesi sono stati licenziati 5.000 lavoratori senza ammortizzatori sociali, i baraccati sono oltre 3.000, circa 25mila i residenti emigrati in dieci anni». La stessa Eurolink, continuano continua la Rete No Ponte, «ha ammesso che nella costruzione del Ponte impiegherebbe al massimo 3.500 unità, di cui almeno la metà verrà da fuori, mettendo solo a repentaglio il lavoro di migliaia di marittimi». Del resto nello Stretto continua senza sosta la dismissione dei traghetti delle Ferrovie dello Stato che secondo i sindacati potrebbe concludersi già nel 2012. Le corse attuali sono già passate da 47mila a 36.900, a beneficio dei privati.
Il biglietto dei traghetti Messina-Villa San Giovanni, da luglio è praticamente raddoppiato: da 1,50 euro a 2 euro e 50, per ogni viaggio, mentre quello andata e ritorno da 2 euro è arrivato a 5. Per i pendolari è stata l’ennesima stangata. Non va meglio ai turisti che quest’estate per imbarcarsi da Villa San Giovanni verso la Sicilia hanno atteso in coda anche per più di un’ora, quando il tempo necessario per l’attraversamento dello Stretto è di 90 minuti. «Qui serve tutt’altro - conclude Cafeo - partendo proprio dal potenziamento del trasporto pubblico nello Stretto, un servizio scadente con ritardi scandalosi, passando per l’ammodernamento della rete stradale e ferroviaria, fino ad un piano serio di edilizia scolastica».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







