Morgan Stanley e i governi falliti
MERCATI. Per Mares il tema non è “se”, ma “quando” e “come” alcuni governi dovranno smettere di ripagare, almeno parzialmente, il loro debito pubblico.
Si chiama Arnaud Mares, il manager della nota banca d’affari che ieri ha rievocato, in una pubblicazione interna, un tema che fa tremare le vene nei polsi dei governanti europei. Per Mares il tema non è “se”, ma “quando” e “come” alcuni governi dovranno smettere di ripagare, almeno parzialmente, il loro debito pubblico. Da giorni ormai i mercati sono tornati a mostrare grande nervosismo sull’affidabilità di alcune tesorerie. I dati economici rilasciati recentemente negli Usa hanno allontanato le prospettive di ripresa economica. Le entrate fiscali dei governi sono quindi destinate a diminuire e i deficit pubblici a crescere. Una prospettiva poco sostenibile per le finanze di Paesi come l’Irlanda (declassata ieri), la Grecia (che ieri ha registrato livelli di spread sulla Germania vicini a quelli della crisi di maggio), la Spagna e il Portogallo. L’Italia, per ora, mostra una solidità diversa nelle discese del mercato. I venditori sono molto meno aggressivi sui nostri Btp rispetto ad altri titoli. Ma un peggioramento complessivo potrebbe cambiare rapidamente le cose. Tassi più alti costringerebbero rapidamente il governo a un’altra manovra correttiva.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






