Morrione: basta veleni

Vincenzo Mulè

INTERVISTA. Dopo l’attacco di ieri da Il Giornale, Fini ha annunciato che della questione investirà l’ordine dei giornalisti. Per il direttore di Liberainformazione, è proprio la notizia la prima vittima dello scontro.

Veleni e dossier. A volte costruiti ad arte. A volte no. A volte veicolati attraverso la grande stampa (di famiglia) a volte affidati ad altri circuiti. Tutti però con l’intento di affossare il nemico di turno. In un ring in cui tutto è consentito e dove non esiste più la distinzione tra pubblico e privato.
 
L’estate del 2010 ci ha consegnato la nuova frontiera del giornalismo italiano. Una stagione aperta dal caso Boffo, proseguita con la scoperta della campagna contro Caldoro e che sta facendo vedere il meglio di sé con la vicenda della casa a Montecarlo di Fini. Dopo l’ennesimo attacco da parte de Il Giornale, ieri il presidente della Camera ha coinvolto dell’ordine dei giornalisti. Lo spiega in una nota il portavoce di Fini, facendo riferimento al nuovo reportage da Montecarlo nel quale un residente del principato racconta di una visita del presidente della Camera nella famigerata casa.
 

«Dal momento che verificare la falsità di certe dichiarazioni è così facile anche per chi non è un giornalista - afferma caustico il portavoce del presidente Fini - c`è da chiedersi per quale ragione chi ha il dovere di riscontrare la veridicità di una notizia prima di pubblicarla trascuri sistematicamente di farlo. Viene quasi il dubbio che vi sia, a monte, la volontà di immettere nel circuito mediatico illazioni, sospetti e accuse anche quando si ha la consapevolezza che basterebbe un controllo di routine a dimostrarne l’infondatezza. In simili circostanze - sostiene  Alfano - quando cioè l’informazione viene degradata a licenza di diffondere plateali falsità e pettegolezzi per offendere un avversario politico anche sul piano personale e familiare, significa che l’inchiesta giornalistica ha smesso da tempo di essere tale ed è degenerata in volgare telenovela».
 
In questo contesto, il presidente Fini non intende contribuire a scriverne le nuove puntate offrendo quotidiane smentite. Una puntuale e dettagliata ricostruzione dei fatti sarà invece offerta nelle sedi competenti (consiglio dell’ordine e tribunali), dove sarà il dottor Vittorio Feltri a dover fornire tutte le spiegazioni del caso». Immediata la risposta di Feltri: «Le accuse di Fini al Giornale di non aver controllato sono totalmente infondate». 
 

Roberto Morrione è direttore responsabile di Liberainformazione, osservatorio sull’informazione per la legalità e contro le mafie. 
 
Direttore, sono in molti a chiedersi cosa ne rimarrà delle inchieste. Qual è il suo parere?
Credo che siano interrogativi legittimi. È ormai da troppo tempo che si ricorre ai giornali per spargere veleno. E, purtroppo, registro come gli stessi giornali non prendano più le distanze da campagne che non sono funzionali all’essenza del giornalismo, che è l’interesse del lettore. Il Giornale e Libero dimostrano che esiste una vasta area in cui gli interessi editoriali sono assenti, contano solo quelli politici. In questo caso, quelli di Berlusconi.
 
Come uscirne?
Questo è un problema più ampio che non si risolve solamente con il ricorso all’ordine dei giornalisti. Certo è che occorre mantenere alta l’etica del giornalismo e, soprattutto perseguire fino in fondo queste campagne. È chiaro ormai che siamo andati al di là di ogni sistema democratico e abbiamo suparto la linea della civiltà. Si tratta semplicemente di cannibalismo mediatico. Di cui Fini è solo l’ultima vittima.
 
Una scelta, però, premiata dai lettori. Come lo spiega?
Questo è un altro discorso. Frutto di una deriva culturale molto forte nel nostro Paese. In cui si è affermata la degenerazione delle tre S (sesso, sangue e soldi). Questa è un’informazione mercenaria, che colpisce la pancia e non il cervello. E di cui il berlusconismo è insieme causa e effetto. L’informazione avrebbe bisogno di una rivoluzione culturale, ma purtroppo non riesco a vederne i protagonisti.  
 

 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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