A Napoli troppi veleni al porto
AMBIENTE. Il Comune lancia un ultimatum all’Autorità portuale: «Bisogna intervenire per ridurre le emissioni inquinanti delle navi».
ll Comune di Napoli, attraverso l’assessore alla legalità Luigi Scotti, ha lanciato un ultimatum all’Autorità Portuale: il porto è responsabile del 44% dell’inquinamento atmosferico cittadino. «Ora bisogna intervenire».
A tutti è noto che l’area metropolitana di Napoli è una delle più inquinate d’Italia: secondo i dati raccolti e diffusi da Legambiente, la prima città campana è il secondo capoluogo italiano più inquinato da polveri sottili PM10, avendo già superato 81 volte il picco giornaliero previsto dalla normativa europea che ne limita il superamento a soli 35 giorni l’anno.
Secondo i dati Ispra, più del 40% delle polveri sottili immesse nell’atmosfera sono dovute alle attività portuali; percentuale che fa del porto di Napoli il più inquinante in Italia. Come risposta a tali accuse, l’Autorità Portuale si è resa disponibile per la costruzione di generatori elettrici in grado di alimentare le navi che entrano nel porto a motore spento e di migliorare il trasporto merci su ferro; ha anche precisato che non tutte le navi hanno lo stesso impatto ambientale, tra cui vanno annoverate quelle merci che sono le più vecchie.
La situazione napoletana non è un’eccezione: in Italia la maggior parte delle grandi città non si sono ancora adeguate alla normativa europea per limitare l’immissione delle PM10 nell’atmosfera, in primis i capoluoghi della pianura padana. Nel dossier di Legambiente “Mal’aria di città 2010” si legge che una delle maggiori cause di inquinamento urbano sono i trasporti, specialmente quelli su strada, che sono responsabili in media del 22% delle emissioni di Pm10, del 50% di diossido di azoto, del 45% di anidride carbonica e del 55% di benzene.
La situazione è diversa nelle grandi città, dove il continuo flusso di automobili e mezzi pesanti rappresenta il fattore inquinante principale: a Napoli, secondo Legambiente, è responsabile del 50% delle emissioni delle PM10. Francesco Varriale, presidente del comitato scientifico Giambattista Vico - Primate Denaum, dal canto suo, nel suo studio “Attività del Porto di Napoli e inquinamento da PM10”, ha rielaborato i dati dell’Arpac, concludendo che «non è ipotizzabile attribuire all’attività del Porto l’aumento delle PM10»: infatti, l’andamento delle attività portuali non è parallelo al numero di superamenti delle polveri sottili. Il funzionamento delle centraline dell’Arpac, dopo i recenti problemi, potrebbe essere ancora dubbio.
«Il Comune fa a bene monitorare l’inquinamento del Porto», spiega Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania, «ma non bisogna tralasciare le altri fonti di inquinamento. La responsabilità è di chi amministra, ma è anche vero che bisogna collaborare e i tagli al sistema ferroviario annunciati dalla Regione provocheranno un grosso aumento nell’utilizzo delle automobili da parte dei cittadini. Completare il sistema metropolitano è di primaria importanza per la risoluzione del problema. In secondo luogo è necessaria un’azione di educazione all’utilizzo di mezzi di trasporto alternativi, poiché è assurdo l’enorme numero di automobili presenti in Italia rispetto alla media di altri Paesi europei».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







