Nel Pakistan alluvionato i talebani fanno proseliti
CATASTROFI. Oltre 1.600 morti e 13 milioni di persone coinvolte. Questo il drammatico bilancio dell’Onu sui danni provocati dalle piogge. 700mila ettari di coltivazioni distrutte. Intanto al Qaeda si infiltra tra i disperati.
Il grano, le strade, i ponti e le infrastrutture. Tutto è andato perso». Mohsin Leghari, membro dell’assemblea regionale del Punjab, Pakistan, lancia l’allarme sulle perdite nella produzione del cotone, dello zucchero, del riso e del tabacco. Secondo la Fao sono andati distrutti oltre 700mila ettari di coltivazioni. Per il momento il livello dei fiumi è sceso e le condizioni meteo sono buone, la dimensione dei danni durerà peserà nel lungo periodo.
I numeri del disastro, secondo l’Onu, scandiscono la peggiore crisi umanitaria in Asia dal 2004, anno dello tsunami, non in termini di vittime (stimate intorno alle 1.600) ma di persone coinvolte: 13milioni. Sono oltre 4 milioni gli abitanti che nei prossimi tre mesi dipenderanno esclusivamente dagli aiuti alimentari del Pam, il programma alimentare mondiale delle Nazioni unite. Il costo del cibo sarà di 100 milioni di dollari. Per questo il segretario dell’Onu, Ban Ki Moon, chiede ai Paesi donatori almeno 440 milioni di dollari. Per ora urge spostare le migliaia di famiglie rimaste senza dimora e affrontare, nell’immediato, la carenza di cibo e acqua potabile. Abdullah Hussain Haroon, ambasciatore pakistano presso l’Onu, conferma che nelle zone colpite ci sono casi di colera e che «è alto il pericolo di epidemia».
Alla tragedia umana, va poi aggiunta quella politica. I giornalisti pakistani lamentano alla Bbc la scarsa credibilità del governo, ragione per cui non si sta mobilitando la comunità internazionale. Ieri per la prima volta dall’alluvione della scorsa settimana, il presidente pakistano Asif Ali Zardari si è recato in visita nelle aree colpite, dopo che l’opinione pubblica lo aveva criticato per non essere rientrato nel Paese dal suo tour europeo. Il presidente ha reagito agli attacchi precisando di aver sfruttato i suoi viaggi in Francia e in Gran Bretagna per chiedere aiuti. In realtà per ora gli unici a mobilitarsi, oltre alle organizzazioni umanitarie, sono stati gli Stati Uniti, già presenti nel Paese per ragioni belliche. Manderanno altri portaelicotteri in più, per un numero totale di 19.
Qualcosa nella macchina degli aiuti non ha funzionato. Per giorni le popolazioni colpite sono rimaste abbandonate, a intercettare i loro i bisogni sono arrivate le associazioni di proselitismo islamico (di stampo fondamentalista) e, come sostiene John Holmes, capo degli Aiuti umanitari dell’Onu, al Qaeda in persona. «I talebani - ha affermato Holmes - sono rientrati nella regione». I capitribù locali hanno descritto l’inondazione come «una punizione divina» per aver accettato un leader secolare eletto (Zardari).
Fonti militari, poi, confermano che i ribelli, cacciati dalla regione con raid aerei pakistani-americani, nelle ultime 2 settimane hanno incrementato gli attacchi nell’area alluvionata. Inoltre fanno a gara con il governo nel mandare aiuti in alcune zone, come quella dei pashtun. Fedeli alleati dei Taliban.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







