Palermo e il mare

Rossella Anitori
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DOCUMENTI. Ruggero di Maggio e Matilde Incorpora raccontano in un film il tormentato rapporto tra la città siciliana e le acque.

Palermo ha paura del mare. E gli volta le spalle. Che sia il lascito di una storia scandita dalle invasioni o il riflesso di un timore atavico per l’ignoto, dell’antico splendore del litorale siciliano oggi rimane ben poco. La città ha rinnegato il mare, inquinando le acque e  trasformando il lido in una discarica. Ha reciso il legame primario che la legava agli abissi,  ha perso l’orientamento e si è rifugiata sulla terra ferma.
 
Per esplorare le dimensioni di una relazione tormentata e ricostruire le trame di un discorso dimenticato, Ruggero Di Maggio, responsabile dello sviluppo e produttore del film Le Dernier Parrain (L’ultimo Padrino) e Matilde Incorpora, appartenente a una nota famiglia di fotografi che operarono a Palermo dal 1860 al 1940 e autrice del reportage Aziza Munnizza, stanno lavorando alla realizzazione di Marenegato - Volevo solo fare un tuffo.
 
«Il documentario - spiega Di Maggio - nasce dalla necessità di raccontare il rapporto, personale e collettivo, tra la città di Palermo e il suo mare. Un rapporto complesso, problematico. Basti pensare che solo un terzo della costa è balneabile e che per lo più è a gestione privata. Il resto del litorale è costellato da cumuli di rifiuti, capannoni industriali e discariche. Se vuoi farti un bagno e prendere un po’ di sole - aggiunge il regista -, sei costretto a farlo in spiagge affollatissime. Ho fatto un calcolo: per come stanno le cose, ad ogni palermitano non spettano più di due centrimetri quadrati di costa».
 
Protagonista del film è Matilde Incorpora, ultima discendente della Fotografia Incorpora, che inizia un viaggio, nello spazio e nel tempo, alla ricerca di un mare perduto, attraverso le immagini della Collezione di fotografie storiche Incorpora, vecchi film 8mm e Super8. Ma anche attraverso le testimonianze di personaggi che nel tempo hanno assistito al lento e inesorabile degrado della costa, delle sue spiagge e del suo litorale.
 
La storia di Matilde inizia dall’9 maggio del 1943, giorno in cui Palermo venne bombardata e l’archivio fotografico Incorpora distrutto. «Quest’evento provocò il primo allontanamento del mare dalla città - racconta la protagonista nel trailer -. Tutti i rifiuti bellici vennero riversati davanti al Foro italico, e il rapporto diretto tra l’uomo e il mare cominciò a cancellarsi, la riva si allontanò quasi di un centinaio di metri».
 
A far luce sullo sviluppo «anomalo» di una città di mare che si rivolge all’interno e distrugge parte del suo patrimonio per scopi di economia spicciola contribuisce anche Pina Maisano Grassi, vedova di Libero Grassi, l’imprenditore ucciso dalla mafia per essersi rifiutato di pagare il “pizzo”. «Palermo viene da Panormos che in greco vuol dire “tutto porto” - spiega Di Maggio -. Dell’idea a cui rimanda l’etimologia del nome, oggi però non rimane traccia. A Palermo non c’è spazio per il mare, non è un elemento centrale per la sua economia. E l’unico concetto di interesse che gli viene applicato è quello di discarica».
 
La lavorazione del documentario è ancora in itinere: è possibile seguire la sua realizzazione dal sito www.marenegato.it, in continuo aggiornamento, e contribuire al prodotto finale inviando  vecchi pellicole 8mm e Super8 che raccontano Palermo. Perché la storia di una città è collettiva, e una ricognizione storica non può che includere i suoi abitanti.   

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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