Sempre più fredda e aguzza. Così invecchia la luna

Alessio Nannini
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ASTROFISICA. Secondo i risultati di una missione della sonda LRO della Nasa, i rilievi presenti sul nostro satellite sarebbero il risultato del progressivo raffreddamento del nucleo. Che sta producendo anche una contrazione della sua superficie.

«Che fai tu, Luna, in ciel?  Dimmi, che fai, / silenziosa Luna?», chiedeva Leopardi trentenne in un suo canto fra i più belli. Oggi la risposta a questa domanda, che in verità il recanatese intendeva rivolta alla ricerca di un senso, ci viene dai risultati di una missione della Nasa: la Luna invecchia. E, come fosse cosa animata, si rimpicciolisce e riempie la sua superficie di rughe con il trascorrere del tempo.
 
Per osservare e capire la contrazione del suo raggio è stata necessaria un’operazione dell’ente americano, che ha mandato in orbita intorno al nostro satellite dal giugno del 2009 una sonda, la Lunar Reconnaissance Orbiter, che ha notato una riduzione del raggio di circa cento metri su un totale di 1700 chilometri. Ma non solo. È stato avvertito anche un effetto secondario sulla superficie: le faglie di cui si compone la crosta lunare, per via delle restrizioni progressive (si parla di un fenomeno che va avanti da miliardi anni) finiscono dunque con il ritrovarsi l’una contro l’altra e creano quei rilievi registrati dalle videocamere delle nostre sonde e invisibili a occhio nudo.
 
Già quarant’anni fa le tre missioni Apollo 15, 16 e 17 avevano riscontrato le cosiddette “rughe”, senza tuttavia dare seguito alle osservazioni. Cosa che invece ha fatto l’ultima sonda della Nasa che, spostando l’attenzione oltre l’equatore, ne ha contate altre quattordici lunghe una decina di chilometri per un centinaio di metri di altezza.
 
Thomas Watters, astrofisico della Smithsonian Institution che ha firmato con altri colleghi l’articolo pubblicato nello scorso numero di Science, ha spiegato nel merito che i rigonfiamenti, distribuiti per tutta la superficie, «sono l’effetto del raffreddamento dell’interno della Luna e risalgono a tempi relativamente recenti». Questo in quanto il crinale dei rilievi risulta piuttosto aguzzo, e formato da pareti ripide e prive dei segni da impatto meteoritico presenti nel resto del satellite.
 
Ma è opportuno ricordare che quando si parla di eventi celesti la cognizione del tempo è assai diversa da quella di uso quotidiano; così questa presunta giovinezza delle “rughe” avrebbe, secondo quanto affermato dal professor Watters, al massimo un miliardo di anni fa (vale a dire un quinto dell’età della Luna), e si ebbe con il progressivo raffreddamento del nucleo che pose fine all’attività vulcanica. Il fenomeno di contrazione, conseguenza quindi del passaggio da una fase liquida e ribollente a una più fredda e di assestamento non è peraltro limitato al nostro satellite; simili rigonfiamenti sono presenti anche su Mercurio e Marte, solo molto più alti (toccano anche un chilometro di quota). 
 
Era il 1972 quando due astronauti, gli americani Eugene Cernan e Harrison Schmitt che allunarono con la navicella Apollo 17, salirono su una di queste rughe prima di ripartire per la Terra. Fu quella l’ultima volta che il piede umano toccò la Luna. Dallo studio di queste piccole vette potrebbe ripartire la (ri)conquista del nostro unico satellite.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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