Serve più prevenzione contro incendi e frane

Franco Ortolani*
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L'ESPERTO. Nuove ricerche mostrano che le precipitazioni molto intense che innescano colate detritiche hanno un andamento tipico. Diventa dunque possibile allertare le aree urbanizzate con 10-20 minuti di anticipo.

Come ogni anno al culmine dell’estate i versanti boschivi di molte parti del mondo nell’emisfero settentrionale (ad esempio la Russia) sono aggrediti da incendi devastanti, quasi sempre causati dall’uomo. Anche i boschi della Campania cominciano a essere interessati da vari incendi appiccati da speculatori e parassiti, in un periodo in cui il rischio idrogeologico diventa particolarmente preoccupante perché dopo il grande caldo vi saranno giorni caratterizzati dai primi violenti nubifragi di fine estate-inizio autunno. 
 
Le elaborazioni dei dati pluviometrici eseguite dal Professor Mazzarella, docente di Climatologia presso l’università Federico II, hanno evidenziato che gli eventi piovosi con diverse decine di millimetri di pioggia in poche decine di minuti nelle ultime decine di anni si stanno verificando sempre più frequentemente. Si tratta di eventi con intensità mai misurata finora in intervalli di breve durata, come la pioggia caduta tra il 30 e il 31 luglio. È stato accertato, grazie alle ricerche multidisciplinari pluriennali svolte presso il Dipartimento di pianificazione e scienza del territorio, che il comportamento dei versanti rispetto alle precipitazioni cambia drasticamente quando la copertura vegetale viene devastata dagli incendi. 
 
Questi, infatti, provocano la distruzione della vegetazione e la formazione di uno strato di cenere finissima che rende momentaneamente impermeabile la superficie del suolo in occasione di violente piogge; ciò provoca, in concomitanza con eventi piovosi intensi, tipici di questo periodo di transizione climatica, lo scorrimento superficiale delle acque piovane e l’innesco di fenomeni erosivi che modificano le condizioni di stabilità. L’incendio, inoltre, distruggendo le radici degli alberi fa venire meno l’azione di ancoraggio del sistema pianta-suolo-roccia; tanto più è precario l’equilibrio preesistente (ad esempio a monte delle aree abitate e delle vie di comunicazione dichiarate ad alto rischio idrogeologico dalle Autorità di bacino, lungo scarpate dove il suolo viene trattenuto proprio dagli apparati radicali) tanto più è grave la destabilizzazione conseguente all’incendio. 
 
Ciò può provocare, in concomitanza con eventi piovosi eccezionali e anche di breve durata, l’innesco di colate di detriti che possono interessare rovinosamente e catastroficamente le aree antropizzate e urbanizzate a valle dove possono arrecare danni notevoli a persone, abitazioni, colture, infrastrutture. L’acqua di ruscellamento scorrendo su superfici molto inclinate tende ad incanalarsi nelle depressioni vallive provocando erosione e trasporto di detriti vari, tronchi d’albero. Esempi di tali rovinosi eventi si sono verificati negli ultimi anni in Campania nel periodo compreso tra settembre e novembre nelle zone di Montoro Superiore, Montoro Inferiore, Positano, Napoli-Soccavo, Erchie. 
 
Il sistema antincendi e di Protezione civile regionale della Campania e di altre regioni non è ancora ammodernato e preparato per limitare i danni degli incendi e per far fronte adeguatamente a questo rischio vagante, tipicamente connesso al cambiamento climatico. Finora per puro caso non si sono lamentate vittime umane, poerché gli eventi catastrofici si sono verificati nelle ore notturne. Ma come si può difendere la popolazione? Quali sono le aree potenzialmente pericolose? Cosa dovrebbero fare immediatamente i sindaci per difendere il territorio urbanizzato?
 
Le aree potenzialmente pericolose sono quelle ubicate a valle di un versante ripido ricoperto da vegetazione; il pericolo si concentra dove più è alto e boscato il versante e nelle zone di sbocco di valloni, valloncelli e alvei-strada. Senza perdere tempo, dopo gli incendi, i sindaci dovrebbero fare delimitare su carte topografiche di dettaglio le aree percorse dal fuoco al fine di individuare i bacini imbriferi interessati e conseguentemente le aree urbanizzate, a valle, che potrebbero essere interessate rovinosamente da eventuali colate detritiche. Di seguito dovrebbero predisporre un piano di protezione civile per le aree potenzialmente interessate dai flussi detritici da attivare, in sinergia con la Protezione civile regionale, in relazione all’andamento delle piogge da monitorare con uno strumento dedicato, in modo da attuare le idonee misure di difesa della popolazione. 
 
Ricerche innovative hanno evidenziato che le precipitazioni molto intense che hanno innescato le colate detritiche di Montoro Superiore e di Napoli-Soccavo hanno un andamento tipico che può consentire di allertare l’area urbanizzata con 10-20 minuti di anticipo rispetto all’eventuale arrivo di flussi fangoso-detritici; pochi minuti, sufficienti però a liberare le strade, preventivamente individuate, dalle persone che vi stiano transitando, attuando un piano localmente già messo a punto e verificato con esercitazioni pratiche. Si evidenzia che occorre anche adeguare la capacità di pronto ed efficace intervento antincendio, specialmente lungo i versanti boschivi incombenti su aree ad alto rischio idrogeologico. 
 
Una concreta ed efficace innovazione da introdurre, facilmente realizzabile e non molto costosa, è rappresentata dalla costruzione di una capillare rete di laghetti e vasche antincendio attrezzate adeguatamente e ubicate sugli altopiani in siti sicuri geomorfologicamente e alle quote idonee a consentire un rapido e veloce rifornimento idrico di acqua dolce sia ai mezzi antincendio a pala rotante che ai mezzi terrestri. Ad esempio, per garantire rapidi interventi antincendio in tutta la Penisola Amalfitano-Sorrentina, zona ad elevato rischio idrogeologico, ogni anno interessata da incendi, sarebbero sufficienti 4 laghetti che richiederebbero una spesa complessiva di circa appena 500mila euro. Stranamente si assiste alla conservazione di un sistema di spegnimento degli incendi che non è “conveniente“ per la difesa dell’ambiente e per la sicurezza dei cittadini. Però è molto costoso. Si deve dedurre dunque che a qualcosa e a qualcuno deve servire, pur non essendo affatto adeguato.  
 
 
*Ordinario di Geologia, 
Direttore del Dipartimento
di pianificazione e scienza del territorio, 
Università di Napoli Federico II 

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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