Shrek, felici e scontenti

Alessia Mazzenga
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TEMPI MODERNI. La quarta e ultima avventura dell’orco verde appare come la versione sbiadita dell’ineguagliato primo episodio della serie. Mancano autoironia e carica eversiva.

Questo quarto episodio di Shrek (Shrek e vissero felici e contenti), da oggi nelle sale di tutta Italia, l’ultimo, a quanto pare, della saga che nel 2001 fece la fortuna della sua casa di produzione, la Dreamworks di Steven Spielberg (la stessa di Madagascar, Kung Fu Panda e del più recente Dragon Trainer), appare purtroppo come la versione sbiadita dell’ineguagliato primo episodio della serie.
 
La carica eversiva e la verve comica di Shrek, infatti, si basava sulla sua capacità di smascherare i luoghi comuni e di farlo in chiave autoironica utilizzando gli “intoccabili” personaggi delle favole più conosciute come bersaglio da colpire e di cui mostrare la vera esilarante e insospettabile natura umana (un Principe Azzurro vanitoso e opportunista, una Biancaneve cinica e crudele e un Geppetto disposto a vendere il suo Pinocchio). Paradosso Shrek stesso, orco ma buono, era lì a dimostrare con intelligenza e sensibilità una lezione di sempre, che per conoscere la verità bisogna saper guardare dietro le apparenze. Ora invece in quest’ultimo episodio sembra essere tutto scomparso. 
 
L’orco Shrek è sposato a Fiona, padre di tre “orchetti” e stressato dalla monotonia quotidiana, sogna di ritornare l’orco di una volta, indipendente e libero di sguazzare nella palude della sua foresta e capace di terrorizzare qualsiasi abitante del villaggio. Questo lo porterà a stringere, senza sospettarne le conseguenze, un patto scellerato con Tremotino, nano furbo e malvagio che in realtà desidera solo prendere il potere per poter comandare sul regno di Molto Molto Lontano. Per questo Shrek perderà tutto quello che possiede e sarà costretto ad affrontare una nuova difficile avventura per riconquistarlo. In questo modo, però, il nostro originale antieroe si trasforma nel classico eroe che anziché portare scompiglio e felicità ha il compito di ricostituire l’ordine perduto, momentaneamente sovvertito dal più cattivo dei cattivoni che, come spesso succede, in questi casi risutlta più simpatico, ironico e meno scontato di lui. 
 
L’intelligente rappresentazione di una Fiona, che sembra aver rinunciato al suo aspetto di bellissima ma triste principessa per trasformarsi in un’orchessa felice di poter stare con il suo Shrek, è lontana anni luce dal classico “happy end” di quest’ultimo episodio in cui quel “E vissero insieme e per sempre” sembra più una condanna che una promessa di durevole felicità.   

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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