Spatuzza? Attendibile
MAFIA. Il giudice della Procura della Palermo sconfessa il sottosegretario Mantovano. Le dichiarazioni del pentito sono «spontanee, credibili e coerenti». L’opposizione: subito il programma di protezione.
Gaspare Spatuzza è attendibile. In poche righe, il gup della Procura di Palermo Daniela Troja ha sconfessato il sottosegretario agli interni Alfredo Mantovano.
Lo scorso 15 giugno, la Commissione del Viminale da lui presieduta negò il programma di protezione al pentito di mafia Spatuzza, grande accusatore di Berlusconi e Dell’Utri nei processi sulla trattativa tra Stato e Cosa nostra. «Le sue dichiarazioni non sono utilizzabili nei processi perché rese oltre i 180 giorni previsti dalla legge», spiegò Mantovano. Ma ieri il gup palermitano ha spiegato che Spatuzza è stato essenziale per arrivare alla sentenza che ha condannato i colpevoli dell’omicidio di Giuseppe Di Matteo, il figlio del collaboratore di giustizia Santino, sciolto nell’acido nel 1996.
Nelle motivazioni della condanna, Daniela Troja, in riferimento all’ex killer che lavorava al servizio dei fratelli Graviano, si è espressa con queste parole: «Le dichiarazioni rese dal pentito appaiono dotate del requisito dell’attendibilita, essendo sicuramente spontanee e sostanzialmente coerenti. Non appaiono ricollegarsi ad alcuna situazione di coercizione o di condizionamento». Insomma, una valutazione del tutto agli antipodi rispetto a quella fatta da Mantovano. Il giudizio su Spatuzza, spiega Troja, è «positivo sia in punto di credibilità soggettiva, sia in punto di attendibilità estrinseca».
Lo scorso giungo, contro la decisione del sottosegretario del Pdl si schierati fin da subito le Procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta che stanno indagando sulle stragi di mafia. Anche la Direzione nazionale antimafia espresse giudizi molto critici sul provvedimento. Mantovano è stato anche dalla Commissione Antimafia per fornire spiegazioni sulla vicenda.
Il caso Spatuzza è stato anche tra i motivi della rottura tra Fini e il Pdl. Lo scontro diventò infatti violentissimo dopo che il suo ex collega di partito, Fabio Granata, ha accusato il sottosegretario agli interni di ostacolare la verità sulle stragi del ‘92. Nonostante ciò, Mantovano ha sempre difeso con forza la propria posizione: «Spatuzza ha cominciato a collaborare nel 2008, ma le dichiarazioni su Berlusconi e Dell’Utri le ha fatti nel 2009. Eppure secondo la legge, l’aspirante collaboratore ha un tempo massimo di sei mesi per fare una sorta di agenda dettagliata di ciò che costituirà oggetto delle sue dichiarazioni».
Ora, dopo la sentenza del giudice di Palermo, in molti, tra le fila dell’opposizione, chiedono che venga rivisto il prima possibile il provvedimento della Commissione guidata da Mantovano e che a Spatuzza sia concesso il programma di protezione. Lo scorso anno, nell’ambito del processo al senatore Pdl Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa, Spatuzza raccontò in aula che il boss Giuseppe Graviano durante un incontro a Roma nel 1994 gli aveva nominato Silvio Berlusconi e Dell’Utri come i referenti politici della cupola mafiosa nelle stragi di mafia del 92-93.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






