Teheran alla fine rompe gli indugi. Attiva la prima centrale nucleare

Susan Dabbous
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IRAN. L’annuncio viene dato da un portavoce dell’agenzia nucleare russa Rosatom, che ha curato la costruzione dell’impianto nella città di Bushehr. Il 21 agosto sarà caricato combustibile atomico anche se il reattore non sarà ancora operativo. Critiche dagli Usa.

Dopo anni di proclami e minacce è stato annunciato ieri l’avvio della prima centrale nucleare in Iran. A farlo non è stato il fieramente atomico presidente Mahmud Ahmadinejad né il ministro dell’energia, bensì il portavoce della Rosatom (l’agenzia nucleare russa) il signor Sergei Novikov. «Già dal prossimo 21 agosto sarà operativa la centrale nucleare iraniana di Bushehr – ha annunciato il funzionario – per quella data il reattore sarà caricato di carburante e da quel momento, questo sarà considerato un impianto nucleare», ha detto riferendosi alla centrale che si trova nel Sud del Paese. La Rosatom gestirà il reattore, e provvederà sia alla fornitura di carburante sia allo stoccaggio delle scorie.
 
La notizia è stata immediatamente confermata dal capo del programma nucleare iraniano, Ali Akbar Salehi. Quest’ultimo ha aggiunto che l’impianto nucleare di Bushehr entrerà in produzione verso la metà di settembre. «In totale – ha specificato - ci sono 195 barre di combustibile che devono essere trasferite. Quest’operazione potrà tardare fra i sette e gli otto giorni». L’annuncio innesca nuove tensioni e riporta al centro dell’attenzione il dossier nucleare iraniano. Lo scorso giugno il Consiglio di sicurezza dell’Onu aveva votato nuove sanzioni (per lo più di natura commerciale) contro l’Iran, cui erano seguite misure unilaterali aggiuntive decise da Europa e Stati Uniti. Proprio gli Usa poi, due giorni fa erano arrivati segnali di apertura. In un’intervista alla Cnn, il consigliere di Obama per la sicurezza, il generale James Jones, aveva addirittura prefigurato un incontro tra l’inquilino della Casa Bianca e il presidente Ahmadinejad.
 
Il leader iraniano aveva sollecitato un faccia a faccia con Obama in occasione della prossima riunione dell’Assemblea generale dell’Onu. Dopo un deciso no di Washington, Jones ha dichiarato invece di voler lasciare «la porta aperta», qualora gli iraniani decidessero di riprendere i negoziati con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Agenzia a cui gli abili diplomatici iraniani non hanno mai negato la popria collaborazione appellandosi sempre al diritto a possedere il nucleare civile. La vocazione pacifica, però, è stata recentemente smentita da Medvedev in persona. «Teheran è vicina a possedere un potenziale utile a creare l’atomica – ha detto il presidente russo -. Dobbiamo abbandonare ogni approccio tranquillizzante al problema del programma nucleare iraniano». 
 
L’atteggiamento schizofrenico della Russia trova spiegazione nel cambio di rotta rispetto all’era  Putin, la costruzione della centrale di Bushehr, poi, risale al 1975. Mosca comunque non è l’unico Paese ad avere con l’Iran una relazione contraddittoria. Nella penisola i Paesi del Golfo persico (che i sauditi chiamano arabico negandolo agli ex persiani) alle ataviche antipatie religiose tra sunniti e sciiti si aggiungono preoccupazioni sul piano geopolitico. Se l’Iran  si afferma come prima potenza regionale c’è il rischio che si espanda.
 
Così come sta già facendo in Iraq, ormai in procinto di essere «abbandonato» dagli Usa. «Non lasciateci divorare dai lupi» ha detto dal carcere la settimana scorsa Tareck Aziz, fedelissimo ministro di Saddam Hussein. Il capobranco a cui si riferiva probabilmente era Ahmadinejad.   

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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