Tutti gli affari con il Cav
POLEMICHE. Durissime le reazioni politiche alla visita show del Colonnello Gheddafi a Roma: «L’Italia è come Disneyland», attaccano i finiani. I Verdi: «Berlusconi tutela solo un enorme conflitto d’interessi».
«Se l’Italia è diventata la Disneyland di Gheddafi, il parco-giochi delle sue vanità senili, la ragione è purtroppo politica. Nelle passeggiate romane il rais libico non esibisce il suo temperamento eccentrico, ma la sua legittimazione, la sua amicizia con il premier, la sua paradossale centralità nella politica internazionale di un governo, quello berlusconiano, che è progressivamente passato dall’atlantismo all’agnosticismo, dalle suggestioni neo-con alla logica commerciale, per cui il cliente, se paga, ha sempre ragione. E visto che Gheddafi paga, le sue diventano anche le ‘nostre’ ragioni e la sua politica la ‘nostra’».
L’attacco, durissimo, non è né di Di Pietro, né di Bersani, né tantomeno di alcun rappresentante del centrosinistra bensì di Ffwebmagazine, il periodico online della Fondazione Farefuturo, molto vicina al presidente della Camera Gianfranco Fini. Una visita, quella del Colonnello Gheddafi che, di fatto, attira le critiche di tutti i partiti. O quasi. Il Pdl sceglie un low profile per non stringere nell’imbarazzo il premier Berlusconi, ma chi si pronuncia non può che masticare amaro: «L’ospite è sempre sacro», commenta lapidario il ministro Ignazio La Russa. «Me l’hanno insegnato da piccolo ed è ancora così, non c’è altro da commentare», taglia corto il coordinatore del Pdl.
Ma la “sacralità” dell’ospite, evidentemente, non convince molti. I finiani continuano con gli attacchi al governo («triturato ogni bon ton diplomatico: ma il Pdl non appartiene alla famiglia europea del Ppe?», sentenzia Briguglio). Nel centrosinistra, cori unanimi. «Tra Gheddafi, Putin e Lukachencho non è più in alcun modo distinguibile quando la politica estera italiana tuteli gli interessi generali del Paese e quando quelli personali, politici o meno, di Silvio Berlusconi», accusa il vicepresidente del gruppo Pd al Senato Luigi Zanda.
Sceglie la linea d’attacco al conflitto di interesse il leader dell’Idv Antonio Di Pietro: «Gheddafi fa la star in casa nostra perchè Berlusconi tutela l’ennesimo conflitto d’interessi. Come scriveva il Guardian, qualche giorno fa, c’è un legame d’affari fra Gheddafi e Berlusconi. Una società libica chiamata Lafitrade ha acquisito il dieci per cento della Quinta Comunication, una compagnia di produzione cinematografica fondata da Tarak Ben Ammar, storico socio di Berlusconi. Lafitrade è controllata da Lafico, il braccio d’investimenti della famiglia Gheddafi. E l’altro partner di Ben Ammar nella Quinta Comunication è una società registrata in Lussemburgo di proprietà della Fininvest, la finanziaria di Berlusconi».
Duro anche il leader dei Verdi Angelo Bonelli: «L’accoglienza da eroe riservata a Gheddafi mette i brividi e fa arrossire dalla vergogna. Ma Berlusconi o qualche ministro o avrà almeno la dignità di chiedere al dittatore libico che fine hanno fatto gli immigrati respinti nel Mediterraneo e rinchiusi nei lager libici in conseguenza dell’accordo Italia-Libia? Dietro ci sono solo affari e ancora una volta il conflitto d’interessi visto che molte delle sue società guadagneranno dagli accordi con la Libia».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






