Un Paese ancora senza governo

Annalena Di Giovanni da Beirut

LA POLITICA INTERNA. Lasciare l’Iraq in mani sicure; sarebbe l’auspicio di Washington all’indomani del ritiro delle sue truppe, sette anni e mezzo dopo l’invasione. Peccato che a Baghdad queste mani non ci siano.

Lasciare l’Iraq in mani sicure; sarebbe l’auspicio di Washington all’indomani del ritiro delle sue truppe, sette anni e mezzo dopo l’invasione. Peccato che a Baghdad queste mani non ci siano. È dal 7 marzo scorso che il Paese è ufficialmente privo di governo. Le ultime elezioni si sono concluse con le due diverse coalizioni pronte a rivendicare la vittoria.
 
Da un lato c’è la coalizione del premier uscente Nouri Al Maliki, State of Law, di fatto sciita e legata alla nuova classe di potere formatasi all’indomani della deposizione di Saddam Hussein ed entrata in controllo delle risorse petrolifere quando l’invasione americana ha dato il via alle gare d’appalto per privatizzare le cospique riserve di greggio.
 
Dall’altro, c’è Al Iraqiyya, la coalizione di Iyyad Allawi. Allawi è personalmente di religione sciita, ma ha fondato una coalizione su basi rigidamente laiche, aprendola a tutte quelle realtà politiche Sunnite che la legge elettorale varata dal precedente governo Al Maliki avrebbe voluto escludere, e radicata nella piccola borghesia irachena.
 
Se State of Law, non molto benvoluta dagli Usa, ha ottenuto 89 seggi, al Iraqiyya ne può contare soltanto due in più, 91. Cioè la metà di quanto servirebbe per poter ottenere il quorum dei 325 seggi parlamentari e ottenere la fiducia per formare un nuovo governo. L’unica soluzione sarebbe una poltrona per due, ovvero un’alleanza fra al Maliki e Allawi; assai improbabile, vista l’impostazione settaria dell’uno, quella laica e aperta ai sunniti dell’altro, e soprattutto gli opposti interessi economici.
 
Inutile sperare che qualche paese esterno si proponga come mediatore: Washington si è ufficialmente disinteressato, I paesi arabi hanno altro a cui pensare. E gli attentati, in un paese senpre più instabile, stanno tornando ad aumentare.                          

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31