Un patto per l’ambiente

Valerio Ceva Grimaldi
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INTERVISTA. Gianfranco Bettin, storico leader dei Verdi veneti, accoglie la proposta di Bersani per un nuovo Ulivo. «Ora basta con la subalternità culturale dei temi ecologisti». E a Casini: «Dialoghi anche con noi».

«L'idea di Bersani di un nuovo Ulivo? Mi pare una proposta di buonsenso. Ora, però, bisogna sbrigarsi. E coinvolgere le forze centriste. Siamo in una fase politica che potrebbe precipitare». Sceglie una linea di realpolitik Gianfranco Bettin, sociologo e assessore comunale all’Ambiente di Venezia. Bettin, storico leader dei Verdi veneti, giudica «intelligente e necessaria» la nuova stagione ulivista proposta dal segretario del Partito democratico. «Ma ora sarebbe importante che anche Casini facesse un passo in più, avviando un confronto anche con l’Idv, i Verdi e Vendola. Così si potrebbe mettere in campo un’alleanza che veda insieme il centro riformista, con Casini e Rutelli, e il centrosinistra». 
 
Sinistra ecologia e libertà, un po’ fuori dal coro, vuole le primarie subito per scegliere il leader. Cosa ne pensa?
In effetti se la richiesta è solo per il leader potrebbe apparire un po’ monca. Ma la candidatura di una leadership è portatrice anche di un programma.
 
Ora il centrosinistra cosa dovrebbe concretamente fare? Individuare il programma, lanciare una grande mobilitazione dei cittadini, fare le primarie?
Io mi aspetto che i nostri leader nazionali, politici a tempo pieno, portino avanti tutte queste cose insieme. Bisogna mettere in campo 10\15 punti fondamentali (non un programma di centinaia di pagine come quello dell’Unione di Prodi) e verificare questa possibile articolazione di coalizione. Quanto alla leadership, alcuni si sono già fatti avanti, altri che vorranno lo faranno. Ma bisogna fare presto. Non c’è tempo da perdere.
 
Un’occasione di rilancio anche per i temi ecologisti?
Per il momento mi accontenterei che avessero uno spazio adeguato. L’Italia è un Paese arretrato e la marginalità delle questioni ambientali ed energetiche ne è una riprova. Non credo che questo tipo di articolazione politica possa partire da queste priorità, ma è doveroso pretendere che si faccia un passo avanti. Serve un patto per l’ambiente che restituisca a questi temi la centralità che hanno in tutto il mondo, tranne che in Italia. Un’arretratezza, la nostra, che coinvolge anche la sinistra.
 
Come lo spiega?
Con i quindici anni di politiche culturali, educative, sociali di un certo tipo, per non parlare dell’informazione e di un approccio economicista che hanno ridotto alla totale subalternità questi temi. Pretendere che abbiano uno spazio maggiore di quanto ne hanno avuto fino ad oggi mi sembra davvero il minimo.   

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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