Usa: in Pakistan i talebani minacciano gli aiuti stranieri
DISASTRI. Un funzionario dell’amministrazione statunitense lancia l’allarme: «Il gruppo Tehrik-e-Taliban prepara un attacco contro il personale dei soccorsi». Nel Sud Islamabad evacua altre 500mila persone.
Funzionari e lavoratori di organizzazioni straniere e internazionali impegnati in Pakistan nelle operazioni di soccorso alla popolazione colpita dalle inondazioni sono nel mirino di gruppi militanti armati. L’allarme è stato lanciato ieri da un funzionario dell’amministrazione statunitense, che parlando in condizione di anonimato ha rivelato alla Bbc che il gruppo estremista Tehrik-e-Taliban starebbe «preparando un attacco contro il personale straniero dei soccorsi», aggiungendo inoltre che anche «i ministri federali e provinciali potrebbero essere a rischio».
A quattro settimane dall’inizio delle torrenziali piogge che hanno devastato il Pakistan, si fa dunque ancora più tesa e difficile la situazione nel Paese, mentre giungono notizie di nuove possibili inondazioni nel Sud che hanno costretto centinaia migliaia di persone del distretto di Thatta, nella provincia dil Sindh, ad abbandonare le proprie abitazioni.
Il pericolo segnalato dall’amministrazione Usa rischia infatti di rallentare ulteriormente le già complicate operazioni di soccorso e l’arrivo degli aiuti alla popolazioni sfollata. Il gruppo Tehrik-e-Taliban è considerato uno dei più violenti e radicali presenti oggi in Pakistan e se il suo intento di attaccare gli operatori umanitari stranieri trovasse conferma, le agenzie delle Nazioni unite e le altre organizzazioni internazionali sarebbero costrette a potenziare le misure di sicurezza previste per il proprio personale.
«Questa minaccia ci obbliga a ridurre la portata delle nostre operazioni e a disporre misure più rigide per la salvaguardia dei nostri impiegati», ha spiegato Ahmed Farah Shadoul dell’Organizzazione mondiale della sanità. «Tutto ciò si tradurrà in un inevitabile rallentamento delle operazioni di soccorso e assistenza».
Intanto il governo di Islamabad ha ordinato l’evacuazione di mezzo milione di persone minacciate da nuove inondazioni nella provincia di Sindh. «Abbiamo lanciato l’allerta per Sujawal, Mirpur Bathoro e Daro», ha spiegato Hadi Bakhsh Kalhoro, funzionario del distretto di Thatta.
L’acqua rischia di sommergere anche il villaggio di Garhi Khuda Bakhsh, dove si trova la tomba della famiglia Bhutto e sono sepolte le spoglie dell’ex primo ministro, uccisa in un attentato nel dicembre del 2007. Sempre ieri l’Unicef ha diffuso nuovi allarmanti dati sulle condizioni igienico-sanitarie tra la popolazione sfollata, sottolineando che sono circa 3,5 milioni i pachistani che hanno accesso solo ad acqua contaminata.
«La mancanza di acqua pulita peggiora le condizioni sanitarie e la sporcizia aumenta», ha dichiarato Paul Garwood, funzionario dell’Organizzazione mondiale della sanità. Dalla fine del mese scorso, quando è scattata l’emergenza in Pakistan, l’Unicef e i suoi partner hanno distribuito acqua potabile a 750mila persone, ma, come sottolineato dalle Nazioni unite, sono ancora milioni gli individui che soffrono la sete.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







