Ustica e i favori all’Iraq

Vincenzo Mulè
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MISTERI. Un unico filo legherebbe il traffico nucleare che l’Italia gestiva durante gli anni Ottanta, le vicende delle navi dei veleni e la strage dell’Itavia. Con il centro Enea di Rotondella al centro di tutte le trame.

Questa è la storia di due misteri che si intrecciano e si incontrano nei cieli della Sicilia. Si tratta di soli indizi, ma l’indicazione che ne emerge ha dell’incredibile: un unico filo legherebbe il traffico nucleare che l’Italia gestiva a cavallo degli anni Ottanta, le vicende delle navi dei veleni e la strage di Ustica.
 
Un quadro complicato, fatto di dossier, depistaggi e morti improvvise. In parte già noto e trattato, per esempio, anche nel libro dei giornalisti Manuela Iatì e Giuseppe Baldessarro Avvelenati. Vicende lontane, come quelle della prima inchiesta della procura distrettuale di Potenza che porta, nel dicembre del 1999, all’iscrizione nel registro degli indagati di otto dirigenti dell’Enea di Rotondella. Ai quali nel 2004 si aggiunsero i nomi del “livello criminale”: Francesco Fonti, Giuseppe Arcadi, Domenico Musitano «ed altre persone da identificare». Un’inchiesta enorme sui misteri dell’Itrec di Rotondella, ormai archiviata, che non ha sciolto i tanti dubbi che hanno animato l’azione degli investigatori.  
 

Già nel 1996, il maresciallo Moschitta, in una nota informativa inviata al procuratore Francesco Neri, che a Reggio Calabria conduceva le indagini sulle navi a perdere, segnalava di aver individuato «una organizzazione criminale di portata mondiale costituita per lo smaltimento illecito, sia a terra che a mare, di rifiuti radioattivi e altre sostanze nocive in grado di mettere in pericolo l’incolumità dell’intera popolazione mondiale. Le relative indagini, che si sono presentate subito lunghe e molto complesse – proseguiva l’informativa - spesso hanno subito rallentamenti a causa della palese omertà riscontrata nei personaggi coinvolti direttamente o indirettamente nel fenomeno del nucleare in esame. È sembrato che “forze occulte”, di non facile identificazione, abbiano controllato passo passo gli investigatori nel corso delle varie attività svolte.
 
La prima conclusione a cui giunge l’investigatore è che dietro una serie di eventi la mano sia la stessa. «Inizialmente, era inimmaginabile imbattersi in scenari inquietanti che hanno scosso la coscienza civile della popolazione italiana, tuttora avvolti nel mistero. Come la fuga del massone Licio Gelli dalle carceri svizzere, la strage del DC9 di Ustica, la morte del dirigente delle Partecipazioni Statali Sergio Castellari, l’uccisione della giornalista televisiva Ilaria Alpi ed il caso “Somalia”, il coinvolgimento dell’ente di Stato per il nucleare Enea nella cattiva gestione delle centrali nucleari e del possibile coinvolgimento nei traffici illeciti dei rifiuti radioattivi, la vendita di armi all’Iran ed Iraq da parte dell’Italia». 
 

Considerazioni molto simili a quelle espresse dal pm Basentini nella richiesta di archiviazione dell’inchiesta lucana. Secondo gli investigatori chi sapeva non solo non ha parlato, ma ha anche sviato. Secondo un rapporto della Cia «desecretato» del 2004, proprio da Rotondella sarebbe uscito parte del combustibile del nucleare iracheno grazie alla Techint. La stessa che oggi si occupa di mettere in sicurezza Rotondella. Il centro, secondo quanto raccontato al pm Neri dall’ingegnere Carlo Giglio, che dal 1975 ha svolto attività di vigilanza per la radioprotezione dei laboratori presso gli impianti nucleari in esercizio di proprietà dell’Eni, dell’Enel e Enea, divenne una sorta di vetrina per l’Iraq e i Paesi arabi di tecnologia e materiale nucleare. Il traffico, però, viene intercettato dai servizi israeliani e osteggiato dagli americani.
 
L’America accusò espressamente il governo italiano di fornire all’Iraq gli strumenti necessari per l’armamento nucleare. Pressione che determinò la visita del presidente Carter presso gli impianti dell’Enea, una settimana prima della strage di Ustica. Circostanza che porta gli investigatori a ritenere che «la successione temporale degli eventi sopra descritti nell’attività clandestina dell’Enea in favore dell’Iraq dimostrerebbe come la vera causale dell’abbattimento dell’aereo di linea italiano su Ustica vada ricercata in un possibile trasporto clandestino verso Palermo da Bologna di combustibile nucleare». 
 
Filoni archiviati ma che presto potrebbero tornare d’attualità.  
 

 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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