Viaggio in libertà
GIRADISCHI. Dopo anni di esperienza lontano dal jazz, Diego Baiardi e il suo quartetto esordiscono con "Moti ondosi", un caldo omaggio alle meraviglie delle Cinque Terre.
Moti ondosi, album d’esordio di Diego Baiardi, pianista e compositore di lunga esperienza, e del suo quartetto: il Diego Baiardi Quartet (Riccardo Fioravanti, contrabbasso; Andrea Dulbecco, vibrafono; Stefano Bagnoli, batteria; e Baiardi al pianoforte). Nomi di spicco del panorama jazzistico italiano, e non solo. E infatti, Moti ondosi, si rivela già dalle prime note per quello che è: un viaggio compiuto in libertà. È sufficiente ascoltare “Le pas du chat” e la rilettura de “La canzone di Marinella” per entrarvi, riscoprendo tutto il piacere di un lento fluire di emozioni.
Nato di getto, si racconta, in quel meraviglioso angolo di Liguria che sono le Cinque Terre, Moti ondosi, sembra trarre energia proprio dalla magia di luoghi unici. «E' da circa 20 anni che vengo qui. Sette case e cinque abitanti, arroccato sulla collina con vista sul golfo di Vernazza - racconta Baiardi - Difficile non farsi catturare dalla magia dell’aria che si respira e da ciò che si vive e si vede. è come se si fosse instaurato un rapporto simbiotico tra me e questo posto, dove trovo cose che mi è difficile trovare durante l’anno in città».
Disco d’esordio, che arriva dopo anni di esperienze maturate al fianco di artisti lontani dal jazz. Perché esplorare il linguaggio di un genere così particolare.
Avevo masticato jazz nei miei studi giovanili, iniziando a suonare in giro nei locali con tanti jazzisti dell’area milanese. Poi le circostanze mi hanno portato altrove ma non ho mai smesso di amare questa musica. Non ho “scelto” di fare un disco jazz, sono i brani che sono nati ed hanno preso questa direzione. Io l’ho semplicemente seguita. Pur non essendo un disco di jazz tuot-court sicuramente attinge dal jazz la creatività e l’interazione improvvisativa.
Coinvolgere compagni di viaggio come Fioravanti, Dulbecco e Bagnoli è stata un scelta dettata dalla voglia di esplorare una strada mai percorsa fino in fondo.
Riccardo lo conosco da 20 anni. è stato lui a spronarmi. Anche Stefano e Andrea li conosco da tempo. La stima nei loro confronti è grandissima. Il vibrafono poi mi è sembrato lo strumento che meglio potesse interpretare l’esposizione dei temi che avevo scritto. Non è un disco di Diego Baiardi solista. Piuttosto un modo per mettermi alla prova come “organizzatore” della mia musica, cercando gli schemi giusti e gli interpreti giusti per vestirla al meglio.
Il Diego Baiardi Quartet è una realtà che già raccogliere consensi.
Non immaginavo che il cd di un “esordiente” in età matura suscitasse questo consenso di critica. Ne sono felice. E già mi sono immerso in un altro progetto: pianoforte e chitarra classica con Massimo Germini che si chiama “Corde e martelli”. In primavera un altro progetto di cui però non voglio anticipare nulla. Moti ondosi, già dal titolo, lasciava presagire che di movimenti ce ne sarebbero stati.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







