«Ci appelliamo a Napolitano»

Valerio Ceva Grimaldi

DENUNCIA. L’ex presidente della Provincia Lamberti: «In questa terra avvelenata non si dovrebbe coltivare più nulla». Un nuovo studio del Cnr: i tumori 30 volte oltre la media. E parte una lettera al Capo dello Stato.

«La verità è che una parte ampia del territorio regionale è avvelenato e non dovrebbe essere più coltivata. E il problema non è solo della Campania, ma di tutto il Paese». Parole drammatiche quelle di Amato Lamberti, sociologo, ex presidente della Provincia di Napoli e coordinatore dell’Osservatorio contro la camorra. Che ha deciso di prendere carta e penna, e di scrivere al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per spedire al Quirinale un appello accorato: «Ci aiuti lei. Qui il dramma ambientale è quotidiano, e sta avvelenando tutti».
 
L’accusa di Lamberti è agghiacciante: «Le produzioni agricole si concentrano proprio nei territori più a rischio. Prodotti che, oltre che in Campania, finiscono al grande mercato ortofrutticolo di Fondi. E da qui in tutt’Italia». A confortare le sue parole, numerosi studi. Ultimo quello del geologo Giovanni Balestri contenuto nella relazione consegnata a marzo alla Dda di Napoli. Nell’area a nord della città, zona ex Resit, «il ritrovamento in falda di sostanze cancerogene quali il tricloro e il tetracloro etilene direttamente e unicamente riconducibili alle attività delle discariche Resit in località Scafarea e alla tipologia dei rifiuti in essa smaltiti (...) comporta l’avvelenamento della falda acquifera sottostante».
 
La contaminazione si estenderebbe «sin oltre i confini provinciali interessando la popolazione di numerose masserie che utilizzano ancora i propri pozzi anche per l’uso alimentare personale. Ugualmente in zona si trovano numerose attività agricole e zootecniche che utilizzano l’acqua estratta da questa falda per l’irrigazione e il beveraggio». Una bomba ecologica che in pochi anni esploderà. «La situazione di inquinamento è certificata da Asl, Procure, Istituto superiore di sanità. Io non voglio danneggiare l’economia», spiega Lamberti, «ma servono subito interventi. Il ministero dell’Ambiente dovrebbe convocare subito un tavolo. I contadini dovrebbero fare solo biodiesel, coltivando mais e patate. Certamente ne guadagneremmo in salute: secondo uno studio in uscita del Cnr, redatto con l’Università Federico II e il Suor Orsola, al quale ho collaborato insieme ad altri, in alcune zone il tasso di tumori è 30 volte superiore alla media. Ad Acerra, Giugliano e nell’area nord non nascono solo pecore malformate, ma anche bambini malformati».
 
Un avvelenamento, quello degli incendi dei rifiuti, quotidiano. Ma chi e perché li provoca? «La maggior parte dei residui bruciati sono frutto di lavorazioni tessili e manifatturiere, e pneumatici. Materiali che dovrebbero essere recuperati ma che vengono smaltiti illegalmente perché costa di meno e i controlli sono scarsi», rivela Tommaso Sodano, consigliere provinciale del Prc a Napoli ed ex presidente della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti. «A volte vengono dati pochi spiccioli ai rom per appiccare le fiamme, altre volte intervengono squadre che hanno interesse a far sparire ogni traccia dello smaltimento illecito».
 
Poi c’è il mercato degli pneumatici, su cui sfugge ogni tipo di controllo: «Ormai sulle strade a scorrimento veloce, come l’Asse mediano, se ne trovano a cumuli. Ma chi controlla le bolle di accompagnamento di questi materiali che andrebbero smaltiti secondo la legge?». Eppure, sarebbero altamente riciclabili. «Al 100%. Se ne potrebbero fare pannelli fonoassorbenti o materiali per l’arredo urbano. In Campania ci sono due imprese di riciclo, ma il paradosso è che hanno difficoltà a reperire materia prima». E la camorra? «Di fatto, i clan sono gli unici ad avere sempre il controllo del territorio».
 
La sua parte, dannosa, la fa anche la burocrazia: le competenze, spezzettate tra Comuni, Province e, sulle strade, anche dell’Anas, si sovrappongono. Tante competenze, nessun intervento. «Presidente Napolitano, ti chiediamo di aiutarci», è l’invito di Sodano. «Le uniche soluzioni per risolvere il problema sono quelle che da sempre propongono gli ecologisti e si chiamano riduzione dei rifiuti, differenziata e riciclo», sottolinea il leader dei Verdi Angelo Bonelli. Gli incendi, e i veleni, però continuano.   

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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