«Il problema è il liceo»
INTERVISTA. Secondo Mario Rusconi, vice presidente dell’Associazione nazionale presidi, il fenomeno della liceizzazione, che non ha pari in Europa, frena la crescita italiana. «Bisogna investire sugli istituti tecnici».
Professore, la scuola italiana viene bocciata dal rapporto Ocse?
La scuola italiana è un patchwork, esistono scuole d’eccellenza e di serie C. Chiaramente le prime sono collocate nelle maggiori città o nelle province ricche, mentre classici e scientifici risultano strutture d’eccellenza rispetto agli istituti professionali. Questo accade anche perché i ragazzi che vanno meglio alle medie inferiori vengono indirizzati da famiglie e insegnanti verso i licei. Assistiamo insomma a una forzata liceizzazione con abbandono a se stesse di altre tipologie di studio. Tutto ciò è in crescita e preoccupa anche il mondo del lavoro, se Confindustria e Unione industriali evidenziano con allarme la sperequazione che svantaggia figure lavorative tecniche.
Nonostante le riforme, la scuola conserva vecchie tare?
Quarant’anni fa proprio le scuole tecniche formavano fior fior di studenti: ora c’è la fuga da questa tipologia di scuole. Il nostro fenomeno della liceizzazione non ha pari in nessun Paese europeo e forse del mondo, i genitori laureati o con un titolo di studio superiore concorrono a quest’indirizzo fuori dalla realtà. Il problema è complesso e lega il mondo dell’educazione a quello del lavoro, entrambi dovrebbero seguire il comune obiettivo di rivitalizzare la branca di scuole tecniche.
Scuola e mondo del lavoro sembrano vivere a compartimenti stagni: stessi messaggi mediatici che creano illusioni...
I dati dell’Unione industriali che citavo rimarcano la necessità annuale in Italia di almeno 150.000 tecnici competenti e ben formati: tutto ciò la scuola italiana non riesce più a garantirlo perché gli studenti nelle scuole tecniche non arrivano, trionfano i licei. Anche quest’anno i nostri professionali registrano una flessione dell’1,3%. Eppure tuttora chi si diploma in scuole d’informatica ha maggiori possibilità di occupazione rispetto ai liceali che dovranno riversarsi nelle università, perché è tramontato anche il travaso verso la Pubblica Amministrazione.
E la Riforma Gelmini sta aiutando le scuole tecniche e la scuola in genere?
Non posso scommettere sulla riforma. Le conseguenze d’una trasformazione si vedono almeno in un quindicennio. Il difetto del nostro sistema politico è che vuole far immediatamente seguire plauso e applausi alle innovazioni. Faccio un riferimento a qualche cambiamento: la riduzione degli orari nei tecnici e professionali è sacrosanta. L’aumento delle materie scientifiche nei licei è positiva, il taglio dei fondi è un aspetto bestiale. Perché degli 8 miliardi e mezzo di risparmi, solo tre saranno reintegrati nella scuola. Gli altri cinque dove andranno? A pagare l’Ici, l’Alitalia, la Tirrenia? Siamo l’unico Paese dell’Ocse che toglie soldi alla scuola e questo non va.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






