Disastri all’italiana

Federico Raponi
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DOC. Con "Comando e controllo" Alberto Puliafito racconta il sistema di gestione post terremoto della Protezione civile, una storia che può ripetersi in ogni emergenza.

Una tragedia come esercizio di potere e speculazione. Ne parla Albeto Puliafito - già autore del libro Protezione Civile S.P.A. - nel documentario Comando e controllo, «che cerca di rappresentare il terremoto de L’Aquila come storia che potrebbe ripetersi dove chi comanda decida di decretare uno stato d’emergenza per ambiti come un evento sportivo o una grande opera».
 
In tal senso la gestione del post-terremoto è stata una sperimentazione?
Come al solito, in Italia è molto difficile dimostrare dove sia il confine tra malafede e incapacità. Forse a L’Aquila è stata applicata la “shock economy” all’italiana, cioè quel capitalismo dei disastri teorizzato da Naomi Klein che qui è supportato da uno straordinario controllo sui media: se si ripete a reti unificate che è stato fatto un miracolo, il messaggio passerà.
 
Com’è partito il lavoro?
A L’Aquila avevo già realizzato un primo documentario. Poi  abbiamo intrapreso questo lavoro per capire a chi servono il “comando e controllo” (il titolo viene dal nome che la Protezione Civile ha dato al suo quartier generale aquilano) in un’area d’emergenza.
 
Qual è stata la scoperta che più l’ha sorpresa?
L’enorme difficoltà a far passare notizie critiche. A L’Aquila c’è una realtà parallela rispetto a quella dei media.
 
Ci sono segnali di autorganizzazione?
Enormi. Prima per un volantinaggio dentro ai campi si veniva fermati, la mobilitazione è stata scoraggiata. Si comincia solo ora, ma sarà un processo lungo e difficile, anche perché sono già state prese decisioni definitive. La Protezione Civile non dovrebbe pensare a lungo termine, ma mettere la popolazione in grado di riprendere la propria vita e poi lasciare le autonomie locali a decidere.
 
Come si restituirebbe la Protezione Civile ai compiti per i quali è stata creata?
Basterebbe che recuperasse la sua funzione originaria di coordinamento tra chi interviene in un’area d’emergenza. Bisognerebbe rovesciare la piramide mettendo al vertice le autonomie locali, con lo Stato che interviene in maniera sussidiaria.   

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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