Discriminando i rom uccidiamo l'idea di cittadinanza Ue
DIRITTI. La discriminazione contro le minoranze Rom in vari Stati membri dell’Ue è un problema radicato che tocca il cuore del progetto europeo.
La discriminazione contro le minoranze Rom in vari Stati membri dell’Ue è un problema radicato che tocca il cuore del progetto europeo; valori fondamentali come la non discriminazione, l’integrazione e il rispetto delle minoranze, l’uguaglianza, la libertà di circolazione e di stabilimento per tutti i cittadini Ue, sono tutti messi in serio pericolo dall’idea che i Rom rappresentino una minaccia grave e urgente per la nostra sicurezza e che dovrebbero essere semplicemente eliminati dalle nostre città e periferie. Un’idea che non corrisponde assolutamente al vero: in Italia, tanto per fare un esempio, la criminalità organizzata controlla attività in nero per un valore di circa 120 miliardi di euro, eppure non c’è paragone in termini di attenzione politica e dei media verso questo tema rispetto a quella dedicata ai Rom.
Il traferimento e l’espulsione dei Rom non rendono affatto le nostre città più sicure. Si tratta di un approccio sbagliato, totalmente inefficace in termini di miglioramento della sicurezza e di prevenzione del degrado e della povertà persistente di molte persone Rom, sia nel loro paese d’origine che in altri paesi dell’Ue.
Infatti, ogni volta che un accampamento illegale viene sgomberato senza trovare una soluzione alternativa per i suoi occupanti, un altro campo illegale si insedia altrove, con la conseguenza che meno persone avranno possibilità di trovare un lavoro, meno bambini andranno a scuola, e la probabilità che vengano commessi piccoli reati salirà. Nel 2009 sono stati espulsi circa 10.000 Rom: più di due terzi sono già rientrati. Dall’inizio del 2010 sono circa 8.000 i Rom costretti a lasciare la Francia. In Italia, i numeri sono più o meno gli stessi.
Anche se ora tutti parlano della Francia, in realtà, i Rom sono discriminati in molti altri paesi (Ungheria, Repubblica Ceca, ecc.), e se ne vanno da Romania e Bulgaria a causa delle condizioni estremamente difficili e per l’assenza di qualsiasi prospettiva di vita dignitosa. è come se ci fosse una “competizione” tra i governi degli Stati membri su chi è il migliore a cacciare i Rom. Nonostante siano europei a tutti gli effetti, i Rom sono sempre di più “cittadini di seconda categoria”, cui le raccomandazioni, le direttive e le leggi, semplicemente, non si applicano. Ciò che la Francia, l’Italia e gli altri fanno con i Rom non è in linea con il diritto internazionale e comunitario.
La sistematica discriminazione ed esclusione violano le convenzioni internazionali sulla protezione delle minoranze nazionali, sulla protezione dei bambini, le linee guida delle Nazioni Unite su come procedere in caso di sgombero (nel caso dei campi: occorre sempre trovare prima una soluzione alternativa), oltre naturalmente alle direttive europee sulla parità di trattamento di tutti indipendentemente dalla razza e l’origine, sulla libera circolazione, sulla parità di trattamento sul lavoro, alla decisione quadro contro il razzismo e la xenofobia.
Nel caso della Francia e in Italia c’è una manipolazione in atto di ciò che queste direttive effettivamente dicono. A titolo di esempio, non è possibile espellere dei cittadini dell’Ue perché sono poveri o perché non hanno un lavoro, a meno che non rappresentino un “onere eccessivo per i sistemi di sicurezza sociale”. In ogni caso, la decisione di far lasciare il paese deve essere proporzionata e deve tener conto della situazione individuale e dei legami col paese ospitante di ogni persona, e la “minaccia” rappresentata per la sicurezza deve essere tangibile e immediata.
E qui ci preme sottolineare che il ruolo della Commissione Barroso II è molto importante, perché il suo ruolo non è solo quello di fare qualche blando richiamo, ma di agire rapidamente per garantire che queste siano rispettate, denunciando la natura illecita di tali comportamenti, spiegando come le direttive devono essere interpretate e attuate, e, se necessario, far partire rapidamente procedure di infrazione. L’attuazione del diritto comunitario non può essere “su misura”. Nel 2008 una forte pressione dei media, del Parlamento europeo e della Commissione riusci a far eliminare dal decreto del Governo italiano le disposizioni peggiori: lo stesso deve accadere in questa occasione.
Non c’è bisogno di nuove leggi, ma di applicare quelle esistenti. Tanto per fare un esempio, in Francia una legge del 1990 impone che le città di più di 5.000 abitanti devono attrezzare un campo specifico per le “gens du voyage” è rimasta lettera morta. Si potrebbe fare un buon uso dei fondi Ue disponibili per migliorare le condizioni di vita dei Rom e offrire loro opportunità di lavoro nei 12 Stati membri obiettivo dell’azione Ue, coinvolgendo i Rom e nomadi disponibili in questo lavoro.
Sostenere i numerosi progetti ed esperienze di integrazione delle famiglie Rom esistenti in tutta l’Ue, incluso in Italia e Francia, incentivandoli concretamente. L’istruzione, condizioni di vita decenti, campagne di sensibilizzazione sui pericoli del razzismo e della discriminazione, opportunità di lavoro sono il modo migliore per affrontare disagio e le paure della gente di fronte ai Rom e le comunità nomadi.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






