I Verdi appoggiano Gillard. E gli indipendenti gongolano
AUSTRALIA. Labour e liberal hanno adesso 73 seggi a testa. A ognuno ne servono solo 3 per ottenere la maggioranza. Sale il prezzo per ottenere l’appoggio dei candidati non schierati, vero ago della bilancia.
ll verde muove e la partita va in stallo totale. Il Green party australiano ha annunciato ieri il suo appoggio ufficiale al Partito laburista del primo ministro Julia Gillard, smuovendo leggermente le granitiche posizioni che da quasi due settimane si registrano sulla scacchiera politica dell’Australia ma senza riuscire a sbloccare minimamente la partita in corso tra i labour e i liberal. Entrambi gli schieramenti sono ora detentori di 73 sui 148 seggi totali della Camera bassa del Parlamento.
A entrambi ne bastano solo altri tre per raggiungere la maggioranza. In queste circostanze il conquistato appoggio dei verdi rappresenta per Gillard una buona notizia più per il morale del partito che nel concreto, visto che fin dall’inizio è stato chiaro che a fare la differenza nella fase post-elettorale sarebbero stati gli indipendenti, detentori di 4 seggi e intenzionati a vendere caro il proprio appoggio.
Non a caso gli australiani chiamano questa situazione “Hung parliament”, che suona più o meno come “Parlamento appeso”: l’espressione rende bene il precario equilibrio su cui in momenti simili si regge il confronto politico, con due partiti sostanzialmente tenuti per il collo da un piccolo manipolo di candidati, insignificanti in condizioni “normali”, fondamentali nel caso in questione.
«Se saremo confermati e se ci sarà bisogno di noi, ci chiuderemo a chiave in una stanza per decidere chi appoggiare: ci sono dei temi che ci stanno a cuore e saranno quelli a guidarci», aveva dichiarato già prima dell’esito delle consultazioni la “trimurti indipendente” formata da Bob Katter, Tony Windsor e Rob Oakeshott.
I tre, legati da un passato nel National party (il partito che forma la coalizione con i liberali), hanno capito che presentarsi come un blocco unitario avrebbe aumentato il proprio peso politico, e oggi sono uniti dalla volontà di trarre il massimo profitto dalla benevola sorte che li ha voluti rendere l’ago delle bilancia della sfida tra labour e liberal.
Formalmente hanno dichiarato di non essere interessati alle poltrone, quanto alle politiche che i laburisti e i conservatori sono intenzionati a portare avanti. Contemporaneamente però si sono sbrigati a inviare una lista di richieste a Julia Gillard e al capo del Liberl Party Tony Abbott, Un elenco che rappresenta i desideri e gli interessi dell’Australia selvaggia e rurale, lontana dalle città e dalle grandi industrie.
E se prima del voto rivendicazioni come l’imposizione di un divieto all’importazione di banane e la rottura del duopolio dei supermercati Coles e Woolworths facevano sorridere il governo centrale di Canberra, adesso nessuno dei due schieramenti potrà fare a meno di prenderle molto seriamente.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







Commenti
errata corrige... giulia
errata corrige... giulia ghillard e' a capo del partito laburista non liberale!
Gentile lettore, grazie mille
Gentile lettore, grazie mille per la sua segnalazione. Abbiamo provveduto a correggere l'errore.
Grazie ancora e buona giornata