I Verdi per Sakineh

Susan Dabbous
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MOBILITAZIONE. Fitta e trasversale la presenza di politici alla manifestazione di ieri davanti all’ambasciata iraniana a Roma. Contestata la Santanché venuta a difendere la donna condannata a morte per adulterio.

"Salviamo Sakineh, fermiamo le pietre”. Lo slogan  della manifestazione organizzata dai Verdi ieri davanti all’ambasciata iraniana a Roma, è un messaggio che inneggia alla vita e contro la pena di morte. Sakineh Mohammed Ashtiani è la donna iraniana di 43 anni, madre di due figli,  che rischia nella Repubblica islamica l’esecuzione per lapidazione (dopo aver ricevuto come punizione pubblica, e in presenza di uno dei suoi figli, a titolo di esempio, 99 colpi di frusta). I suoi crimini, agli occhi del tribunale religioso, è l’adulterio e la complicità nell’assassinio del marito ad opera del suo presunto amante.
 
La donna ha confessato sotto tortura le sue colpe. Sabato scorso, anche la tortura psicologica: «Preparati perché verrai impiccata dopo la preghiera dell’alba», le ha comunicato la guardia del carcere di Tabriz dove sconta la sua pena. Dopo un’attesa estenuante, la vita batte ancora nel suo cuore angosciato. «Ecco la democrazia in Iran: pietre, censura e carcere», recita un altro slogan del siti in di ieri che ha avuto inizio alle 16:30 alla presenza di numerosi esponenti politici (Idv, Pd, Socialisti, Sinistra Ecologia e libertà Pdl) e associazioni. Presente al presidio anche il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici e Gamal Bouchaib, dell’organizzazione musulmana moderata.
 
«Voi come cittadini italiani e del mondo - ha esortato poi un rappresentante della comunità iraniana dei resistenti - avete il dovete far sentire la voce del popolo iraniano». Nella Repubblica islamica da giugno scorso ogni manifestazione contro il regime è stata repressa nel sangue. Anche per questo, secondo il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, il ruolo della diplomazia è fondamentale. «Chiediamo al ministro degli Esteri Franco Frattini di organizzare una missione insieme agli altri Paesi d’Europa affinché si rechino a Teheran per salvare la vita di Sakineh». L’appello del presidente del Sole che ride ha aperto anche ad «una grande stagione in difesa dei diritti umani».
 
Non a caso «questa è una manifestazione che non ha bandiere politiche ed è necessaria per Sakineh, ma anche per tutte le altre donne che si trovano nelle prigioni iraniane», circa 40 quelle in attesa dell’atroce morte rappresentata simbolicamente davanti alla sede diplomatica iraniana. A terra infatti è stato posizionato il manichino di una donna velata imbrattato da liquido rosso sangue con tutte pietre intorno. Un’immagine catturata dai giornalisti distolti solo dall’arrivo di Daniela Santanché che ha aderito al sit-in. Il sottosegretario del Pdl non appena ha cominciato a parlare, spiegando di essere lì «in rappresentanza del governo», è stata interrotta da due manifestanti: «Lo stesso governo che ha accolto Gheddafi con tutti gli onori?» hanno gridato.
 
La coriacea Daniela non si è fatta certo intimidire. Anche perché la mobilitazione a favore di Sakineh è davvero trasversale, la sua immagine è stata issata sulle facciate di molti palazzi istituzionali del nostro Paese, da ieri anche davanti al Campidoglio, il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha abbracciato la causa.   

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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