Il forum dell’antimafia della società civile europea

Alessandro De Pascale
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CRIMINALITA'. Si concluderà stasera l’Otranto Legality Experience dedicato alle mafie transnazionali. Per una settimana politici, economisti e giuristi di 30 Paesi hanno ragionato sui nuovi strumenti da chiedere alla politica.

La società civile torna in campo contro le mafie nel cuore della Puglia. Si concluderà stasera l’Otranto Legality Experience (Ole) su “economie illegali, criminalità organizzata e globalizzazione”, il forum internazionale al quale partecipano rappresentanti del mondo politico, economico e giuridico internazionale. Ma anche 200 attivisti, studiosi, giornalisti, ricercatori, parenti e amici delle vittime della criminalità, provenienti da 30 nazioni diverse e impegnati da anni nella lotta alle mafie.
 
Il forum è organizzato da Flare, il network di associazioni europee impegnato nella lotta sociale al crimine organizzato transnazionale. L’obiettivo è esportare l’antimafia della società civile in tutta Europa, nel bacino del Mediterraneo, dentro la Federazione Russa, Caucaso compreso, e nella penisola balcanica. Il modello scelto come esempio è l’associazione “Libera” di don Ciotti, da anni impegnata nel nostro Paese contro le mafie. Per la prima edizione di questo forum internazionale, che si terrà ogni anno, è stata scelta Otranto.
 
Un luogo simbolo interessato da più di un decennio dai traffici delle mafie balcaniche che hanno contrabbandato in Italia prima le sigarette e poi armi e droga. Perché la criminalità organizzata è diventata sempre di più un’entità transnazionale e globalizzata. Può così capitare che la ‘ndrangheta controlli la produzione della cocaina in Sudamerica, grazie all’alleanza con i locali cartelli di narcotrafficanti, per farla poi trasportare in Europa dalla Santa Alleanza Balcanica, l’unione dei gruppi criminali della regione.
 
Con i proventi occultati nei paradisi fiscali, investiti in qualche economia emergente, oppure utilizzati per comprare le armi nei Paesi dell’Est dove, direttamente negli arsenali dell’ex Unione Sovietica, si riforniscono gruppi terroristici e criminali di tutto il mondo. Ma tra le attività più redditizie della mafie c’è anche il traffico di rifiuti. «I residui di lavorazione dall’Europa vanno soprattutto Cina, India e Africa», spiega Enrico Fontana, dell’Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente nonché condirettore di Terra, che stasera parteciperà ad un dibattito sul tema per chiedere «di estendere a tutti i Paesi dell’Unione europea il delitto di traffico internazionale di rifiuti».
 
Dai rottami d’auto alla carta, passando per la plastica e l’acciaio, «in questo flusso di merci gli episodi di illegalità sono frequenti- continua Fontana - tanto che nel nostro Paese l’Agenzia delle dogane nel 2010 ha sequestrato 22mila tonnellate di rifiuti esportati illegalmente». Un fenomeno in crescita. «In Italia soltanto in un anno, tra il 2008 e il 2009, i sequestri sono quasi raddoppiati». Tanto che la criminalità ambientale preoccupa anche l’Interpol.
 
A Lione questo mese è in programma un apposito vertice della polizia internazionale su questo tema e un’intera sessione sarà dedicata proprio sul traffico di rifiuti. Capire «i meccanismi di funzionamento della finanza e dell’economia legale attraverso i quali avviene la penetrazione dei poteri criminali» è fondamentale. Il forum di Otranto ha cercato proprio di fare questo.   

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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