Il lavoro non è tra le priorità del governo
POLITICA. Siccome lavoro ed economia non fanno parte dei cinque punti programmatici su cui Berlusconi cercherà di riottenere la fiducia in Parlamento, tocca al presidente Napolitano segnalarne la priorità.
Siccome lavoro ed economia non fanno parte dei cinque punti programmatici (fisco, federalismo, giustizia, Mezzogiorno, sicurezza) su cui Berlusconi cercherà di riottenere la fiducia in Parlamento, tocca al presidente Napolitano segnalarne la priorità. Da Mestre, dove partecipava a una manifestazione pubblica dopo aver presenziato alla serata inaugurale della Mostra del cinema di Venezia, lancia un severo ammonimento: «Penso che sia venuto il momento che l’Italia si dia una seria politica industriale nel quadro europeo. Abbiamo bisogno di questa politica industriale per l’occupazione e per i giovani».
Il capo dello Stato ci tiene a sottolineare soprattutto la disagiata condizione giovanile: «C’è una nuova categoria di giovani che non sono impegnati né in processi formativi, né lavorativi, né di addestramento al lavoro. Noi dobbiamo dare delle risposte su tutti questi terreni tenendo conto dei limiti stretti in cui si muove l’azione pubblica, punto ineludibile per governo e opposizione».
Ovvia domanda dei giornalisti a Napolitano sulla poltrona vacante di ministro dello Sviluppo economico, dopo le dimissioni di Claudio Scajola del 4 maggio scorso (ricordate la casa al Colosseo?). Il presidente della Repubblica si è limitato a una battuta che non deve essere piaciuta a Berlusconi, responsabile ad interim di quel ministero: «Credete? Farò il passa parola». Silenzio invece sulla situazione politica. Il problema è che malgrado la mano tesa di Berlusconi e il lavoro di mediazione sul “processo breve” affidato a Ghedini, avvocato del premier, e a Giulia Bongiorno, presidente della Commissione giustizia di Montecitorio, l’esito del negoziato resta incertissimo.
Fino a domenica, quando Gianfranco Fini terrà il suo atteso discorso a Mirabello, dove concluderà la festa di Futuro e libertà, la situazione è destinata a rimanere tesissima tra Pdl e finiani. Nessuna indiscrezione sul contenuto del discorso. Nonostante ora Berlusconi sia più disponibile alla mediazione, hanno lasciato il segno le polemiche estive de Il Giornale e di Libero contro Fini e la sua compagna Elisabetta Tulliani (casa di Montecarlo, patrimonio immobiliare dei Tulliani, ecc.).
Il presidente della Camera non è disposto a dimenticarle. Tra i finiani c’è la certezza che Fini non annuncerà a Mirabello di essere disposto ad accettare il diktat senza possibilità di discussione sui cinque punti programmatici di Berlusconi. Mentre sul tema della formazione di un nuovo partito, la posizione potrebbe essere invece più flessibile lasciando al Pdl l’intera responsabilità della rottura e delle elezioni anticipate.
Tornando alle parole di Napolitano c’è da segnalare una dichiarazione di Angelo Bonelli, presidente dei Verdi: «Il presidente ha ragione: all’Italia serve una politica industriale. Siamo ormai a un punto di svolta. Una riconversione ecologica dell’economia è sempre più necessaria non solo per salvare il pianeta ma anche per dare una prospettiva a chi oggi, a causa della crisi del settore dell’auto rischia di perdere il lavoro».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






